In questo mese di ottobre, dedicato alla prevenzione del tumore al seno, Montallegro ha implementato la propria struttura diagnostica. Si tratta di un significativo impegno nel fornirsi di apparecchiature di ultima generazione e che mostra come Montallegro punti contemporaneamente sulla prevenzione e sulla cura e il trattamento efficace delle neoplasie. Nella casa di cura genovese hanno studio e ambulatorio alcuni dei più importanti oncologi del Nord Ovest. In questi ambienti si svolge l’attività specialistica che si accompagna con l’attività diagnostica dei laboratori di cui è dotata la casa di cura e, quando è necessario con l’attività chirurgica – anche in questo caso gestita dai più signficativi specialisti liguri e non solo – nei due blocchi operatori della struttura di via Monte Zovetto. Le tre sale operatorie completamente informatizzate del blocco operatorio principale inaugurato nel 2012 e destinato agli interventi maggiormente complessi in stretta contiguità con il reparto di terapia intensiva per il trattamento del paziente critico e il nuovo blocco operatorio per procedure a media e bassa complessità al terzo piano di Villa Montallegro che ospita due sale per le procedure di chirurgia (day surgery o ambulatoriale) e diagnostica o terapia endoscopica.

Una delle tre sale operatorie principali

Entrambi i blocchi operatori rispondono alle più sofisticate esigenze della chirurgia e sono stati concepiti e progettati nel rispetto di elevati standard qualitativi che recepiscono le più recenti normative in materia di sicurezza in ambito chirurgico.
Dal punto di vista della prevenzione, Montallegro ha puntato in questi mesi soprattutto sulla senologia, con un nuovo ecografo MyLabTMX8 Esaote (che comprende due sonde mammarie e una vaginale) e un mammografo Hologic Selenia dimensions 3D che consente l’analisi in tomosintesi. Come è noto, i tumori della mammella rappresentano il 30% delle neoplasie femminili, cioè sono la neoplasia più frequentemente diagnosticata tra le donne in tutte le fasce di età a livello mondiale. Ed è ormai noto che quei tumori, se diagnosticati per tempo, non risultano letali e che la diagnosi precoce con un approccio multimodale, basato su un esame clinico e ulteriori accertamenti diagnostici di imaging senologico, sta diventando sempre più importante per rilevare la malattia in stadio iniziale e diminuire la mortalità.

I progressi nella lotta al cancro

Alberto Sobrero

Alberto Sobrero direttore della Divisione di Oncologia medica del Policlinico San Martino di Genova e libero professionista in Montallegro, in occasione dell’World Cancer Day dello scorso 4 febbraio, su queste pagine ha definito quella attuale “la terza rivoluzione” nella lotta contro il cancro: dopo le cardiopatie e gli ictus ischemici, i tumori sono la seconda causa di morte al mondo, anche se negli ultimi decenni si sono fatti passi da gigante nella prevenzione e nella cura.
Sobrero, che si occupa di oncologia dal 1980, da quando frequentava la Yale University, spiega che cosa è cambiato in questi 40 anni nella ricerca e nei suoi risultati in oncologia: «È cambiata la conoscenza del processo di trasformazione neoplastico. Nel 1953 venne identificata la struttura del Dna e si comprese che il cancro è un problema delle cellule, nel Dna appunto. Nell’estate 1982 si è poi capito che a fronte di mutazioni nel Dna si generano fattori di crescita che vanno a stimolare le cellule. Per sintetizzare, è stato chiaro il rapporto tra Dna, proiteine e funzione dei fattori di crescita. Nel 1998, la scoperta del meccanismo delle terapie biologiche ha portato all’introduzione del trastuzumab che, utilizzato per mammella e stomaco, svolge una funzione ben diversa dalla chemio. E dal primo giugno 2016 stiamo vivendo la terza rivoluzione: da quando i risultati dell’immunoterapia si sono resi disponibili sui tumori solidi più frequenti come polmone, vescica e rene. Come per la sequenza Dna-proteina-fattori di crescita, si è scoperto che il sistema imnunitario funziona con fattori di stimolo, e il tumore può crescere sviluppando fattori che sbloccano la nostra immunità».
Leggi l’articolo Lotta al cancro: la forza della ricerca, Intervista al prof. Alberto Sobrero.

I passi avanti della chirurgia senologica

Giuseppe Canavese

Anche la chirurgia per la cura del tumore al seno ha fatto molti passi avanti, come conferma il chirurgo Giuseppe Canavese, dal 1997 al 2014 responsabile di Senologia chirurgica avanzata del Policlinico San Martino-IST di Genova, oggi senior consultant nell’Unità operativa di Senologia in Humanitas Research Hospital Rozzano (Milano) e libero professionista con studio in Montallegro.
Dice Canavese: «Il carcinoma mammario è la neoplasia maggiormente diagnosticata nelle donne. Nel mondo femminile circa un tumore maligno ogni tre (il 30%) è un tumore mammario. Il rischio di ammalarsi di carcinoma mammario aumenta con l’età, con una probabilità di sviluppo di cancro al seno maggiore nella fascia d’età compresa tra i 50 e i 69 anni».
E spiega come negli ultimi anni siano stati compiuti molti progressi nella chirurgia, soprattutto conservativa e nello studio dei linfonodi.

Canavese precisa che ecografia e mammografia non sono alternative: «Le due metodiche non sono una sostitutiva dell’altra. La risonanza magnetica con mezzo di contrasto viene invece eseguita in situazioni particolari: stadiazione pre-operatoria in pazienti candidate a CT neoadiuvante e rivalutazione della risposta alla terapia; sospetta neoplasia multipla; istotipo lobulare; sorveglianza in donne ad alto rischio; cup syndrome o carcinoma occulto».
Leggi l’articoloI progressi nella cura del tumore al seno. Intervista a Giuseppe Canavese”.

Ecografo e mammografo, ultima generazione in Montallegro

Ecografo MyLabTMX8 Esaote

I due strumenti di ultima generazione acquisiti da Montallegro sono l’ecografo MyLabTMX8 prodotto dal Gruppo Esaote  con sede a Genova, uno dei principali produttori mondiali di apparecchiature biomedicali con società controllate in Olanda, negli Stati Uniti, in Germania, Francia, Spagna, Cina, Messico e India. L’azienda e presente in oltre 80 Paesi del mondo.
Del modernissimo ecografo, Montallegro Magazine ha parlato con l’ingegner Marco Mugnaini, dal gennaio 2016 Italy country business director di Esaote, azienda in cui lavora da quasi 21 anni. Dice Mugnaini: «L’ecografia mammaria, insieme alla mammografia, alla tomosintesi e alla risonanza magnetica, giocano un ruolo cruciale nella prevenzione secondaria del tumore alla mammella».

E spiega come l’ecpografo di Esaote sia dotato di tecnologie avanzate di imaging ecografico quali MicroV, tecnologia per lo studio emodinamico del seno a elevata precisione e sensibilità, elastosonografia, che identifica in maniera non invasiva il grado di elasticità dei tessuti in esame e che consenta quello che viene definito “easy Follow-up”, per un approccio di imaging senologico ecografico multimodale, cioè la facilità di confronto tra l’esame in corso e quelli precedenti».
Leggi l’articoloTumori al seno: un passo avanti per la diagnosi precoce”.

Mammografo Selenia Dimensions Hologic 3D

L’altra apparecchiatura è un mammografo Selenia Dimensions Hologic di ultima generazione che lavora in tomosintesi 3D. Hologic è un’azienda di dimensioni mondiali con sede a Danbury, CT. Massachusetts. Montallegro Magazine ha parlato di questa apparecchiatura all’avanguardia nel campo della mammografia e della diagnosi precoce e delle sue performance nettamente migliorative rispetto alle mammografie convenzionali con Enrico Tedesco, product manager di Technologic srl, distributore autorizzato dei prodotti Hologic.
Tedesco spiega che cosa è la tomosintesi: «È la tecnica di imaging 3D nata per superare i limiti diagnostici della mammografia dovuti alla sovrapposizione del tessuto fibroghiandolare. Permette di ricostruire una stratigrafia della mammella a partire da 15 proiezioni bidimensionali e da diverse angolazioni, con una dose totale equivalente a quella erogata da una singola proiezione in 2D. I mammografi Hologic Selenia Dimensions consentono di eseguire l’esame “tomo HD”, costituito dalla tomosintesi 3D e dall’immagine sintetica 2D attraverso il software C-View che genera immagini 2D sintetizzate dal set di tomosintesi senza richiedere esposizioni ai raggi X aggiuntive. La tomosintesi, quindi, è uno strumento diagnostico che permette di studiare la mammella “a strati” e dal “di dentro”. Questo è un grande vantaggio per i seni difficili da leggere, ad esempio nei seni densi, che possono così essere analizzati più specificamente e in dettaglio, svelando lesioni che nell’immagine convenzionale bidimensionale sarebbero mascherate».
Leggi l’articoloUn grande passo avanti nella mammografia”.

L’importanza della tomosintesi nella prevenzione

Nicoletta Gandolfo

Sull’ultima generazione della mammografia, Montallegro Magazine ha sentito anche la dottoressa Nicoletta Gandolfo direttore del Dipartimento di Diagnostica per immagini dell’ASL3 Genovese e della Radiologia dell’Ospedale Villa Scassi, coordinatore della Breast Unit dell’ASL3 e responsabile tecnico dello screening mammografico di ASL3, libero professionista in Montallegro.
«La mammografia è tuttora il cardine della diagnostica senologica – spiega Gandolfo – Rappresenta l’indagine di prima istanza, sia nella donna asintomatica a partire dai 40 anni per la prevenzione secondaria sia nella donna sintomatica a partire dai 35 anni. La mammografia di prevenzione può essere effettuata su base spontanea (screening spontaneo) o aderendo al programma di screening organizzato, a partire dai 50 anni».
Gandolfo precisa i vantaggi della mammografia con tomosintesi 3D rispetto alla mammografia convenzionale 2D: «Aumento del 41% nel rilevamento di lesioni invasive al seno; diminuzione fino al 40% dei richiami dei falsi positivi, riducendo al minimo l’ansia per le pazienti e i costi non necessari; miglior valutazione, rispetto alla mammografia classica, sia del seno denso, tipico della donna giovane, sia di quello a prevalente componente adiposa, consentendo una migliore capacità di individuazione di lesioni distorsive di piccole dimensioni che possono talvolta sfuggire alla mammografia 2D; più agevole identificazione delle lesioni espansive o di raggruppamenti di piccolissime calcificazioni (microcalcificazioni), con migliore caratterizzazione della loro forma e dei contorni, nonché dell’ampiezza e dell’architettura delle distorsioni parenchimali, cioè delle lesioni distorsive riscontrate nel tessuto».
Leggi l’articolo3D, ultima generazione della mammografia. Intervista alla dottoressa Nicoletta Gandolfo sui progressi della diagnostica senologica”.

 

La foto di apertura è di Angiola Harry da Unsplash.

Scritto da:

Mario Bottaro

Giornalista, è consulente per la comunicazione di Villa Montallegro