Al via in Montallegro un’indagine innovativa dedicata all‘articolazione della spalla nel giocatore di pallanuoto. Con i test iniziali condotti sull’intera rosa della squadra IREN Quinto, militante in serie A1, è partito un progetto di ricerca della durata di due stagioni che coinvolgerà gli atleti di tre formazioni professionistiche liguri: Pro Recco, Rari Nantes Savona e la già citata Iren Quinto. L’obiettivo principale è analizzare la biomeccanica della spalla, individuare gli eventuali difetti di movimento e definire le strategie mirate per correggerli.

«È un progetto pilota, probabilmente il primo in Italia e in Europa, le cui applicazioni pratiche potranno essere messe a disposizione di tutti gli atleti – anche non agonisti – che utilizzano la spalla come articolazione principale» spiega Luca Spigno, specialista in chirurgia generale e scienza dell’alimentazione.

Il carico articolare negli sport di lancio

La spalla rappresenta l’articolazione più complessa del corpo umano. Nelle discipline “overhead” – ovvero quelle che prevedono l’uso del braccio sopra la linea della testa – questa struttura risulta esposta a un notevole sovraccarico funzionale, a usura progressiva e a un elevato rischio di infortuni. Nella pallanuoto il gesto tecnico del tiro impone un’accelerazione vigorosa e ripetuta del complesso scapolo-omerale. Questo meccanismo genera uno stress fisico di frequente sottovalutato che – in assenza di adeguata prevenzione – può portare alla comparsa di sintomi clinici cronici.

Il progetto nasce dalla necessità di fornire alla medicina sportiva strumenti oggettivi per la valutazione precoce del rischio e per il monitoraggio funzionale dell’atleta. La prima fase dell’indagine clinica coinvolge circa 50 soggetti, suddivisi tra giocatori in attività ed ex atleti professionisti. Si tratta di un campione di analisi ampio, caratterizzato da profili di carico biomeccanico comparabili ma distribuiti su diverse fasce anagrafiche.

Tecnologia e approccio multidisciplinare

Niccolò Figari, IREN Quinto

I partecipanti vengono sottoposti a un percorso multidisciplinare che unisce analisi tridimensionale del movimento, valutazione funzionale, inquadramento nutrizionale e indagine diagnostica. Dal punto di vista tecnologico, il protocollo sfrutta la risonanza magnetica ad alto campo (1,5 Tesla) Philips M5300 in dotazione a Montallegro, uno strumento di altissimo livello per lo studio dell’apparato muscolo-scheletrico. A questa tecnologia si affianca il sistema Neuralign, impiegato nella sua doppia funzione di valutazione tramite sensori cinematici (Showmotion) e di trattamento (Shoulder Pacemaker). La validazione scientifica di queste strumentazioni rappresenta uno degli scopi primari della ricerca.

La definizione del protocollo e l’interpretazione dei dati sono affidate a un team di specialisti. Francesco Raffelini, specialista in ortopedia formatosi a Genova, vanta un percorso internazionale sulla chirurgia articolare della spalla, con esperienze in Nord America e in Francia al fianco di chirurghi di grande fama. Autore di numerose pubblicazioni e membro delle principali società ortopediche nazionali, all’interno del gruppo di lavoro si occupa della validazione clinica e dell’interpretazione medica dei dati strumentali.

Accanto a lui opera Matteo Mantovani, ingegnere dei materiali, ricercatore e inventore con oltre 25 anni di esperienza nei dispositivi medici e nella biomeccanica. Promotore di tecnologie all’avanguardia per l’analisi del movimento e autore di numerosi brevetti, ha sviluppato una profonda competenza nella cinematica della spalla. Nello studio il suo ruolo è contribuire alla definizione del protocollo sperimentale, curando l’interpretazione biomeccanica dei risultati e la validazione dei parametri acquisiti.

Il coordinamento delle rilevazioni pratiche sui soggetti è affidato a Simone Ranfagni, fisioterapista con oltre trent’anni di esperienza nel trattamento delle patologie muscolo-scheletriche a fianco di atleti d’élite. Specializzato nelle disfunzioni di spalla e in analisi funzionale del movimento, vanta collaborazioni di altissimo livello, dalle nazionali di ciclismo e ginnastica ritmica fino alle squadre di rugby e pallanuoto. La sua intesa professionale ventennale con Raffelini nella cura di tali patologie rappresenta il naturale punto di raccordo clinico con il progetto avviato in Montallegro, dove le rilevazioni e la gestione dei soggetti sono supportate dall’équipe di fisioterapisti della struttura, coordinata da Diletta Pitto.

Le prospettive e le ricadute pratiche

I primi risultati del lavoro saranno presentati a ottobre 2026 e serviranno a stabilire valori di riferimento per la cinematica articolare dei pallanuotisti. Seguirà una seconda fase, prevista per il 2027, che vedrà un allargamento del campione clinico per consolidare la base di dati su cui effettuare le valutazioni scientifiche.

Le evidenze raccolte permetteranno di identificare i marcatori precoci di rischio, creando un modello clinico replicabile. I benefici di questa indagine non si limiteranno ai professionisti della pallanuoto, ma avranno ricadute dirette su chi pratica sport come tennis e pallavolo, garantendo nuovi protocolli di cura e prevenzione a tutela della salute di tutti gli sportivi, a partire da quelli amatoriali.