Le origini della dermatite atopica
Un disturbo in netta crescita che colpisce un bambino su cinque in Europa
Mi dica, dottore
La dermatite atopica rappresenta una delle affezioni infiammatorie più diffuse in ambito dermatologico, con un’incidenza in netta crescita. Per analizzare le cause e i numeri di questa patologia, ci affidiamo all’esperienza del professor Francesco Drago, dermatologo, già direttore del centro malattie a trasmissione sessuale e infezioni cutanee della clinica dermatologica dell’IRCCS Policlinico San Martino di Genova. Lo abbiamo incontrato in Montallegro, struttura che ha scelto per la sua attività in libera professione.
«In Europa, questo disturbo colpisce circa il 20% dei bambini e una quota compresa tra il 10 e il 15% degli adulti» spiega lo specialista.
La patologia si sviluppa in tre fasi: quella del lattante, dell’adolescente e dell’adulto.
«Il decorso non è per forza sequenziale. Il paziente può fermarsi al primo stadio e andare incontro a una remissione spontanea, oppure vivere fasi alterne di riacutizzazione e pausa fino all’età matura. Per fortuna, in molti casi si assiste a un netto miglioramento o alla guarigione proprio durante l’adolescenza».
Nonostante la comunità scientifica abbia prodotto oltre 3mila studi in cinque anni, le ragioni di questo aumento globale restano ancora da chiarire a fondo.
«Si ipotizza un ruolo dell’inquinamento o cause legate a un minor allattamento al seno, con l’introduzione precoce di cibi solidi, ma i dati sono contrastanti. Alcune ricerche indicano un peggioramento con l’allattamento prolungato, mentre altre non rilevano cali di incidenza in ambienti montani o poco inquinati. Le ipotesi sul tavolo sono numerose, ma mancano risposte definitive».
Alla base della malattia operano fattori genetici, ambientali, immunologici e una marcata alterazione della barriera cutanea. In campo medico si suddivide la dermatite in forma estrinseca e intrinseca.
«La prima è caratterizzata da difetti severi della barriera epidermica, un varco che permette agli allergeni di penetrare con facilità e di iper-stimolare un sistema immunitario già reattivo, innescando l’infiammazione. La variante intrinseca presenta invece una matrice genetica più forte e una minore dipendenza dalle sostanze allergiche esterne».
L’ereditarietà gioca in ogni caso un ruolo di primo piano. Se entrambi i genitori sono affetti dal disturbo, il bambino ha l’80% di probabilità di svilupparlo. Inoltre, oltre la metà dei pazienti in età pediatrica presenta un familiare di primo grado con il medesimo quadro clinico.