Prosegue la nostra rubrica nata dalla collaborazione con Stelle nello Sport, il progetto ideato da Michele Corti che dal 2000 valorizza le eccellenze sportive della Liguria. Una realtà di cui Montallegro è partner storico condividendo la missione racchiusa nel claim #piugustoperlavita: promuovere il valore educativo e sociale dello sport, con un’attenzione particolare alla prevenzione e all’educazione ai corretti stili di vita tra le giovani generazioni.

In questa ventesima puntata incontriamo Valentina Rodini. Cremonese classe 1995, è entrata nella storia dello sport azzurro con una leggendaria medaglia d’oro alle Olimpiadi di Tokyo 2020 nel doppio Pesi Leggeri, insieme a Federica Cesarini: il primo oro olimpico femminile nella storia del canottaggio italiano. In carriera ha gareggiato per il gruppo sportivo delle Fiamme Gialle, vincendo anche un titolo europeo e diversi titoli mondiali giovanili.

Dopo il ritiro dall’attività agonistica, Valentina ha intrapreso una brillante carriera come dirigente sportiva e formatrice: attualmente è membro della Giunta Nazionale del CONI in quota atleti fino al 2028 e ricopre il ruolo di Presidente della Commissione Atleti della Federazione Italiana Canottaggio. Con una laurea magistrale in Management e Comunicazione d’Impresa, nel 2024 ha debuttato con successo anche come autrice, pubblicando il suo primo libro intitolato “Il bambino e il maestro“.

La gestione degli infortuni
«Convivo con una condizione ossea, l’osteopenia, assimilabile all’osteoporosi, motivo per cui la prevenzione riveste per me un ruolo assolutamente centrale: intervenire a danno avvenuto è ormai tardi. L’atleta di alto livello cerca costantemente di alzare l’asticella e di superarla, e talvolta capita l’infortunio. E mentre tu sei costretto a fermarti, gli avversari continuano la loro preparazione. Per questo tutelarsi è essenziale, così come lo è il recupero: il riposo tra una sessione e l’altra o tra le competizioni è la fase in cui si rigenerano ossa, muscoli e legamenti. L’infortunio più critico? È un bilancio alla pari tra una polmonite con versamento pleurico e la frattura del femore».

L’alimentazione
«Da peso leggero, dovevo mantenere un peso tra i 57 e i 59 kg. Personalmente mi mantenevo tra i 55,5 e i 56 kg per bilanciare il peso della mia compagna di barca. Pertanto, dovevo avere un’eccellente massa magra e una massa grassa ridotta al minimo. Il cibo è sempre stato un alleato e ho seguito una dieta bilanciata, supportata da un nutrizionista, senza privarmi di nulla».

L’allenamento mentale
«La mente rappresenta il 50% della prestazione. Se la testa crolla, non arriveremo all’obiettivo. Esistono strategie specifiche da applicare in vista della competizione: l’allenamento quotidiano serve proprio ad abituare la mente, affinché arrivi all’appuntamento decisivo con la massima lucidità e prontezza».

La settimana tipo
«Il mio schema prevedeva l’uscita in barca al mattino, alternando una sessione di lavoro aerobico lungo a una di intensità più elevata. Nel pomeriggio alternavo la palestra alla bici, alla corsa e ad attività cardio ad alta frequenza».