Esami del sangue e funzione epatica: come interpretare i valori
Dal significato clinico degli enzimi al percorso per individuare la causa del danno
gastroenterologia
Il dosaggio delle transaminasi è uno degli esami del sangue più prescritti, ma la sua interpretazione richiede una profonda conoscenza dei meccanismi biologici che regolano la ghiandola epatica. Ne parliamo con Edoardo Giovanni Giannini, professore di Gastroenterologia presso l’Università di Genova e Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Clinica Gastroenterologica dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova, che ha scelto Montallegro per la sua attività di libera professione.
«Parlare di “esami di funzione epatica” è in realtà inesatto: questi valori, tra cui spiccano le transaminasi, non misurano l’efficienza del fegato, ma l’entità del danno in corso. Le transaminasi sono infatti veri e propri indici di danno: segnalano che gli epatociti – ossia le cellule del fegato – stanno soffrendo. Queste cellule reagiscono in modo del tutto uniforme: quando muoiono, liberano nel torrente circolatorio tali enzimi, a prescindere dall’origine dell’infiammazione, che può spaziare dall’abuso di alcol ai farmaci, fino alle epatiti virali croniche come la B e la C, o alle malattie autoimmuni. Di recente, una delle cause più frequenti è diventata la steatosi epatica, ovvero l’accumulo patologico di grasso all’interno dell’organo».
Il riscontro di anomalie innesca un protocollo medico a tappe.
«Queste alterazioni sono assai comuni nella popolazione e impongono un percorso diagnostico approfondito. Il protocollo prevede un profilo epatico allargato per valutare la bilirubina e gli enzimi di colestasi, tra cui la gamma-GT e la fosfatasi alcalina. Si valutano poi i veri indicatori di funzionalità, come l’albumina e i tempi di coagulazione, affiancati da indagini strumentali come l’ecografia. Il medico avvia poi un percorso per identificare la causa scatenante, partendo dalle ipotesi più plausibili in base all’esposizione del paziente, per poi ricercare origini più rare. I valori possono risultare alterati in modo lieve, raddoppiando o triplicando il limite, fino a raggiungere livelli molto elevati, tipici delle epatiti acute, con cifre dieci o venti volte superiori alla norma».