Ritrovare una fisiologica regolarità intestinale è un traguardo possibile, a patto di seguire un percorso terapeutico calibrato sulle specifiche esigenze del paziente. Ne parliamo con Manuele Furnari, specialista in gastroenterologia, che abbiamo incontrato in Montallegro, struttura che ha scelto per l’attività in libera professione.

«Il primo passo per contrastare la stipsi passa dalle abitudini quotidiane: è indispensabile mantenere una buona attività fisica, unita a una dieta sana, equilibrata e ricca di fibre e di acqua. Sotto il profilo farmacologico, la cura può essere impostata in accordo con il medico curante e prevede per cominciare l’utilizzo di lassativi di primo livello. A disposizione abbiamo i lassativi osmotici come il macrogol, quelli formanti massa a base di fibre come lo psyllium e i lassativi emollienti come l’olio di paraffina. Esistono anche i lassativi stimolanti, come la senna, il cui uso cronico è però sconsigliato».

Quando l’approccio di base non sortisce gli effetti sperati, lo specialista dispone di altre soluzioni terapeutiche.
«Nei casi cronici e refrattari si passa a farmaci procinetici o secretivi. La prucalopride, per esempio, è un procinetico studiato per favorire la motilità dell’intestino senza irritarlo. In scenari più complessi si può arrivare a trattamenti di irrigazione trans-anale, come l’idrocolonterapia. Qualora il problema risieda nella fase di evacuazione, e in particolare in una disfunzione del pavimento pelvico, la strategia cambia: si ricorre a unpercorso di rieducazione con fisioterapia e tecniche di biofeedback. Si tratta di meccanismi articolati che richiedono una stretta collaborazione multidisciplinare, coinvolgendo altri specialisti oltre al gastroenterologo».