Intestino irritabile o morbo di Crohn? Riconoscere i sintomi
Dagli esami di laboratorio alla colonscopia: il percorso per individuare l'infiammazione
gastroenterologia
I disturbi intestinali richiedono un inquadramento diagnostico preciso per distinguere quadri clinici in apparenza simili, ma dalle origini diverse.
Per approfondire il tema, abbiamo incontrato Giorgia Bodini, gastroenterologa che ha scelto Montallegro per la sua attività in libera professione.
«Quando parliamo di intestino irritabile e malattie croniche dell’intestino, ci troviamo di fronte a due realtà del tutto opposte. Fra le patologie da individuare prioritariamente, senza dubbio una delle più serie è la colite ulcerosa. Ma questa patologia si manifesta con una diarrea di tipo muco-ematico, un sintomo in grado di spaventare il paziente e che, per questo motivo, arriva in tempi rapidi all’attenzione del medico curante e dello specialista».
Altre condizioni presentano invece confini clinici meno definiti.
«La sindrome dell’intestino irritabile e il morbo di Crohn – che rientra tra le malattie croniche altrettanto seria, quanto la colite ulcerosa – mostrano caratteristiche cliniche più sfumate, non facili da distinguere a un primo sguardo. Entrambe le patologie sono spesso accompagnate da alvo diarroico e da dolori addominali intensi, innescati in molti casi dall’assunzione dei pasti. A questo quadro si associa di frequente un gonfiore evidente, con episodi di meteorismo».
Per ottenere una diagnosi certa e così indirizzare rapidamente il paziente verso il percorso terapeutico più corretto, la diagnostica offre strumenti mirati ed efficaci.
«Per capire quali pazienti debbano essere sottoposti a indagini invasive – come la colonscopia – e quali possano essere gestiti con un approccio clinico conservativo, ci affidiamo al dosaggio della calprotectina fecale. Questo esame permette di discriminare tra una reale infiammazione all’interno dell’intestino e una verosimile sindrome dell’intestino irritabile. Nella fase successiva, il percorso verrà calibrato per confermare il sospetto diagnostico: si potrà procedere con una colonscopia associata a biopsie dell’ileo terminale e di tutti i quadranti colici, o, all’occorrenza, a un’entero-risonanza magnetica (entero-RM) per individuare gli ispessimenti patologici tipici del morbo di Crohn».