Dal 15 aprile, per circa due mesi, in Montallegro sono stati ricoverati complessivamente 179 pazienti provenienti dal Servizio sanitario nazionale in lista di attesa presso l’ospedale Galliera o l’ASL3 – Villa Scassi. Questi pazienti sono stati sottoposti a intervento chirurgico nei blocchi operatori della casa di cura di Albaro.

Questa esperienza è diventata anche un articolo (“Concerns in redirecting uro-oncologic patients during Covid-19 pandemic“) pubblicato sulla rivista internazionale “Urology” e firmato dal gruppo di lavoro di Carlo Introini, primario di Urologia all’ospedale Galliera. L’équipe di Urologia del Galliera che firma il contributo è composta, oltre che da Introini, da Fabio Campodonico, Marco Ennas, Antonia di Domenico, Andrea Benelli e dall’anestesista Claudia Brusasco.

Parliamo di questa esperienza con Carlo Introini.

Carlo Introini

– Che cosa è accaduto per arrivare a una situazione così eccezionale?

«La pandemia di Covid-19 ha messo in grave difficoltà tutte le strutture ospedaliere, in particolare per quanto riguarda l’occupazione delle unità di terapia intensiva. Nella nostra esperienza in un ospedale pubblico con più di 430 letti, il Galliera, la chirurgia elettiva venne ridotta a marzo del 20% e collassò a zero per tre lunghe settimane successive».

– Questa situazione ha riguardato solo l’Italia?

«Un sondaggio nei principali centri urologici europei ha mostrato la riduzione tra il 40 al 50% della chirurgia oncologica elettiva. Il Servizio sanitario italiano e quello inglese avevano deciso di sospendere i casi facoltativi non urgenti per tre mesi. Sfortunatamente il fardello del ritardo nella chirurgia ha portato al raddoppio delle liste di attesa che – per quanto ci riguarda – è diventato veramente pesante per le patologie chirurgiche non oncologiche. In molti Paesi occidentali, oltre all’Italia, Spagna, Francia, Gran Bretagna e Usa, gli ospedali pubblici hanno subito da marzo un’improvvisa redistribuzione delle risorse mediche e la conversione in task force dedicate a una singola malattia, il Covid-19, appunto».

– Un problema gravissimo per tutte le altre malattie e tutti gli altri pazienti, quindi?

«Proprio così. Riguardo alle procedure uro-oncologiche non differibili si è quindi pensato di spostarsi in centri urologici terzi che potevano rimanere Covid-19 free».

– Quali sono queste procedure non differibili?

«Per esempio cistectomia radicale (la cistectomia semplice consiste nell’asportazione della vescica; quella totale nell’asportazione nell’uomo anche di prostata e vescicole seminali; quella radicale prevede anche l’asportazione dei linfonodi regionali), la Turb per pazienti ad alto rischio (si tratta della resezione transuretrale del cancro alla vescica), nefroureterectomia, prostatectomia radicale per il cancro alla prostata, nefrectomia per tumori renali, orchiectomia radicale».

– Dal 15 aprile, così, qualcosa è cambiato…

«La lunga lista di attesa chirurgica degli ospedali pubblici, inclusi casi oncologici non differibili, ha indicato l’opportunità di rivolgersi a sale operatorie “terze”, cioè al di fuori degli ospedali pubblici. Si è cercato di normalizzare la pianificazione chirurgica che era stata fermata. Siano così riusciti a programmare interventi oncologici urgenti grazie a un contratto con case di cura private per incontrare, d’accordo con il SSN, la necessità per altri interventi non rimandabili. Questo ci ha consentito di recuperare il 60% delle attività chirurgiche previste».

– Lei, con la sua équipe, ha eseguito un centinaio di interventi nella sala operatoria di Montallegro. Quale il suo giudizio?

«Lo spostamento dell’attività di sala operatoria della S.C. Urologia dell’Ospedale Galliera e prevalentemente dell’endoscopia operativa, è stata un’occasione di crescita personale per gli attori in gioco e ha fornito un servizio rapido di necessità al territorio: ha richiesto il rapido sviluppo di rapporti di lavoro costanti tra professionisti non abituati a interagire stabilmente tra loro e la creazione di percorsi per i pazienti che, da un lato non sono forse tipici per una struttura a conduzione privata e, dall’altro, seguono dei percorsi consolidati da anni nelle strutture pubbliche con la connotazione di consuetudini. Inoltre tale attività ha permesso di esaurire completamente la domanda di endoscopia operativa oncologia dell’alta e della bassa via urinaria della S.C. Urologia fornendo un servizio di inestimabile valore per i pazienti affetti da neoplasia uroteliale. È stato un esempio innovativo di adattamento alla realtà del territorio in base alla legge di domanda e offerta di patologia e servizi sanitari».

– Un’esperienza positiva, dunque?

«Come ho già avuto modo di fare personalmente con il gruppo di lavoro di Montallegro (con particolare riferimento agli anestesisti e al personale di sala operatoria della struttura), confermo i ringraziamenti per la professionalità, la disponibilità e le competenze ricevute e testate sul campo. Non nascondo come avessi qualche perplessità all’inizio in relazione ovviamente ad alcune criticità di gestione logistica, in particolare, e tecnica in generale ma confermo che tutto è andato molto bene, in alcuni casi (soprattutto nella gestione delle complicanze) oltre le mie più rosee previsioni».

– Un commento, diciamo così, umano, magari al di là della pura esperienza di medico?

«Ci tengo a sottolineare un aspetto. Ovviamente il periodo Covid ha creato delle voragini enormi nel personale sanitario, sotto tutti i punti di vista: perdita di persone care, perdita sotto ai propri occhi di pazienti che non conoscevi ma che hanno assunto immediatamente un valore affettivo “familiare”, turni massacranti e quant’altro, purtroppo, abbiamo avuto modo di conoscere. Ma la possibilità offertaci da Montallegro e dal Galliera di operare e assistere pazienti oncologici o comunque indifferibili da trattare e di non dimenticarli per 2-3 mesi, ha alleviato le nostre coscienze di professionisti e medici nel poter dare loro una risposta pronta, sicura e non solo chiacchiere e bugie in funzione di sua maestà Covid. Credo che tanti pazienti genovesi e non debbano essere riconoscenti a Montallegro, così come lo siamo noi operatori».

 

Approfondimenti: Montallegro: 179 interventi “pubblici”

Scritto da:

Mario Bottaro

Giornalista, è consulente per la comunicazione di Villa Montallegro