Il benessere epatico è spesso minacciato da stili di vita scorretti e alterazioni metaboliche che costringono il fegato a incamerare i lipidi in eccesso. Ne parliamo con Edoardo Giovanni Giannini, professore di Gastroenterologia presso l’Università di Genova e Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Clinica Gastroenterologica dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova, che ha scelto Montallegro per la sua attività di libera professione.

«Le cause di steatosi epatica – ovvero l’accumulo patologico di grasso all’interno delle cellule epatiche – non si limitano al sovrappeso e all’obesità. Un ruolo cruciale può essere giocato dal consumo eccessivo di alcol, che agisce da moltiplicatore rispetto al deposito di lipidi legato all’adiposità viscerale del paziente. Esistono inoltre alcuni farmaci, per esempio in ambito endocrinologico, in grado di determinare un aumento della componente grassa a livello epatico».

Nella fase iniziale il disturbo procede nel silenzio clinico, fino a emergere nel corso di indagini di routine.
«Nella gran parte dei casi, il paziente non percepisce questa alterazione in modo diretto. Il riscontro avviene in genere grazie all’ecografista, che durante l’esame strumentale nota un “fegato brillante“. Questo termine non indica un organo in salute, ma segnala la presenza di echi riflessi in quantità superiore alla norma, indice di un contenuto di grasso più elevato rispetto allo standard.
Le cause principali restano il sovrappeso e l’obesità, condizioni che nel nostro Paese riguardano una vasta fascia della popolazione, con stime che parlano del 35% di italiani in sovrappeso e circa 6 milioni di pazienti obesi. In scenari simili, l’organismo non riesce a smaltire i lipidi in eccesso e il fegato si trova costretto ad accumularli. Proprio perché la ghiandola epatica subisce le conseguenze di uno squilibrio metabolico generale, la terapia più efficace consiste nell’aiutare il paziente a perdere peso, curando così l’intero organismo».