La complessità della colonna vertebrale – struttura che integra ossa, dischi e terminazioni nervose – richiede strumenti d’indagine di altissima precisione. Ne parliamo con Anna Maria Canevari, responsabile per la Direzione sanitaria del Servizio di diagnostica per immagini di Montallegro.

«L’imaging avanzato, rappresentato dalla TAC e dalla risonanza magnetica, costituisce oggi il “gold standard” per la diagnosi delle patologie vertebrali. Queste due metodiche sono complementari: la loro integrazione permette di ottimizzare le informazioni necessarie al clinico per definire il percorso di cura più idoneo».

La scelta dello strumento dipende dalla natura della struttura che si intende indagare.
«La TAC mantiene un ruolo fondamentale per lo studio delle patologie ossee, mentre la risonanza magnetica si focalizza in modo specifico sui tessuti molli. Sappiamo che la colonna è un sistema articolato: la risonanza magnetica rappresenta l’indagine di prima scelta nelle patologie degenerative del rachide. Questo esame consente di visualizzare i dischi intervertebrali, permettendo di sistematizzare bulging discali ed ernie, oltre a valutare l’eventuale compressione sulle radici nervose e sul sacco durale.
Grazie alla risonanza magnetica possiamo inoltre analizzare le articolazioni, i legamenti e l’intero contenuto dello speco vertebrale, inclusi il midollo spinale e le radici nervose».