Orticaria: cos’è e come si tratta
Dalle reazioni al cibo fino ai disturbi del sistema immunitario: l'analisi dell'esperta
Mi dica, dottore
L’orticaria rappresenta una patologia cutanea complessa, capace di generare disagi significativi e sfide diagnostiche. Ne parliamo con Paola Minale, allergologa e già Direttore dell’Unità di Allergologia presso l’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova. L’abbiamo incontrata in Montallegro, struttura che ha scelto per l’attività di libera professione.
«L’orticaria è una manifestazione assai particolare e problematica, sia per il paziente sia per lo specialista chiamato a indagarla. La distinzione fondamentale è quella tra orticaria acuta e orticaria cronica. Alla base della forma acuta, che insorge in modo repentino, di frequente ritroviamo un’eziologia allergica. Se mangiamo un sugo di noci e compare l’orticaria, il sospetto di un’allergia alla noce risulta del tutto giustificato. Lo stesso accade con il pesce: una reazione a comparsa rapida porta a sospettare un’allergia all’alimento stesso o a parassiti come l’anisakis».
Il quadro clinico cambia in modo radicale quando i sintomi persistono nel tempo.
«Diverso è per l’orticaria cronica, la cui manifestazione dura più di sei settimane. In questo scenario, la causalità di tipo allergologico di rado è presente. Si tratta di un’autoreattività dell’organismo, condizione clinica che andrà seguita nel tempo e trattata nel modo corretto».
Sul fronte terapeutico, la farmacologia offre soluzioni efficaci e modulate in base alla gravità del caso.
«Il trattamento di base, specie nella fase di esordio, prevede l’uso degli antistaminici. Nella maggior parte dei casi, un dosaggio di due compresse al giorno è sufficiente per tenere sotto controllo il disturbo. È ovvio che – in caso di attacco acuto – possiamo utilizzare per cicli brevi farmaci più potenti come il cortisone, così da arginare la manifestazione».