I nuovi sistemi per endoscopia (colonne video, processori, intelligenza artificiale) di ultima generazione di cui Montallegro si è dotata all’inizio del 2023 rappresentano una soluzione all’avanguardia accolta positivamente da tutti gli specialisti in gastroenterologia che lavorano in struttura. Ma i vantaggi si estendono anche ad altre figure professionali interessate, come quella dell’anatomopatologo, ovvero lo specialista che, grazie all’analisi di tessuti campionati (biopsie), è in grado di interpretare e formulare diagnosi sulle alterazioni macroscopiche e microscopiche provocate dalle malattie negli organi oggetto di indagine. Paola Baccini, dal 2018 Direttore della S.C. Anatomia e Istologia patologica della ASL Ligure 4 e consulente del servizio di Citoistopatologia di Villa Montallegro, ci spiega l’importanza di questi nuovi sistemi.

– Qual è il ruolo dell’anatomopatologo?

«L’anatomopatologo non è coinvolto direttamente nell’esecuzione dell’esame, ma riveste un ruolo cruciale nella diagnosi delle malattie, il che è fondamentale per avviare il trattamento corretto, oncologico o meno, ma anche nel monitoraggio della terapia».

– Qual è stata la prima impressione dopo l’introduzione dei nuovi sistemi endoscopici?
«I nuovi sistemi consentono prelievi più accurati, migliorando di conseguenza l’accuratezza diagnostica. Riscontro anche un vantaggio quantitativo, poiché abbiamo la possibilità di eseguire un numero maggiore di esami. E sappiamo bene quanto sia importante fornire diagnosi più rapide e più complete possibili».

– In che misura è migliorata la qualità delle biopsie?
«La qualità delle biopsie è sicuramente migliorata, in quanto i nuovi sistemi consentono prelievi mirati e più precisi. L’endoscopista può inoltre fornirmi informazioni aggiuntive utili per l’analisi microscopica del campione o del frammento. Dobbiamo ricordare che spesso analizziamo frammenti millimetrici che, se prelevati correttamente, permettono a noi anatomopatologi di fornire informazioni importanti e approfondite».

– Cosa succede quando il prelievo bioptico rivela una patologia neoplastica?
«Il prelievo bioptico in casi di patologia neoplastica è fondamentale per ottenere indicazioni sulla tipologia specifica di un tumore. Queste informazioni vengono utilizzate per pianificare le successive cure, che possono essere di tipo chirurgico diretto o immediato, oppure di tipo neoadiuvante, ossia precedute da una terapia medica. Per esempio, la chemioterapia può essere somministrata per ridurre le dimensioni del tumore (effetto “debulking”), consentendo al paziente di accedere a terapie più personalizzate».

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