A Palazzo Nicolosio Lomellino, fino al 30 giugno, la mostra curata da Laura Garbarino, su progetto di Agnese Marengo e Maurizio Romanengo, sostenuta da Montallegro

Palazzo Nicolosio Lomellino ospita, fino al 30 giugno, la mostra “Leggere il Tempo. Libri nell’Arte. XXI secolo“, un’affascinante riflessione sul legame profondo tra arte e libri nell’era contemporanea. Curata da Laura Garbarino, su progetto di Agnese Marengo e Maurizio Romanengo, la mostra porta avanti la riflessione sull’immagine del libro nell’arte, la “smaterializzazione” del linguaggio e le sue cancellature, approfondendo il legame fra arte e libri, a partire dagli anni Sessanta a oggi. La mostra, organizzata dall’Associazione Palazzo Lomellino di Strada Nuova APS, si colloca fra gli appuntamenti di “Genova Capitale Italiana del Libro” ed è sostenuta, fra gli altri, da Montallegro, che ha promosso, in particolare, la realizzazione del catalogo.

‘Leggere il tempo’ è un inno al libro: c’è chi lo dipinge sui tagli – Vedovamazzei – creando una copia e occupando l’opposto e chi dipinge copertine di un’enciclopedia essenziale come Luca Bertolo. Libri come pietre miliari affogati in un monolite di marmo di Francesco Arena. Ritagli di tempo, quelli di Serena Vestrucci e di Sabrina Mezzaqui; equilibri incerti quelli di Giuseppe Mirigliano; libri scavati, paesaggi lunari come l’opera di Gianni Caravaggio e libro irriverente quello di Enrico Bafico; libri turbine di Stefano Arienti e parole illuminate da un faro, paesaggio onirico di Mario Airò.

Libri che fioriscono come le Ceneri di Gramsci di Elisabetta Benassi o intagli 3D nel video a quattro mani di Marzia Migliora ed Elisa Sighicelli; riedizioni futuristiche di serigrafie settecentesche nell’opera di Salvatore Arancio. Libri tagliati quelli dell’Ulysse di Dora Garcìa e ancora libri cuciti (Maria Lai) o bruciati nel tempo di un attimo (Jannis Kounellis) e ancora libri museo di Giulio Paolini, astratti di linee e colori di Grazia Varisco, illeggibili di Bruno Munari; libro violenti di guerra, perdita, denuncia quello di Fabio Mauri, di Andrea Mastrovito e di Dennis Oppenheim. E ancora, la riflessione di Giovanni Anselmo sul tema del visibile e dell’invisibile, nell’illeggibilità della parola ‘leggere’. L’omaggio alla macchina da scrivere Olivetti M40 di Maurizio Nannucci che contiene dattilogrammi quadrati. Scrittura cancellata dalla forma e tradita dal soggetto nel feltro di Vincenzo Agnetti, paradossi filosofici e matematici che si incontrano con la luce delle idee di Alighiero Boetti con cui si impara a pensare giocando.

La mostra è visitabile con gli orari sotto indicati,
giovedì e venerdì: ore 15-18
sabato, domenica e festivi: ore 11-19
Info e prenotazioni: tel. 0100983860 – tel. 3938246228 (prefestivi/festivi)

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Redazione