Il diabete è una patologia metabolica complessa che prevede possibili compromissioni (in modo severo) anche della sfera della sessualità e della funzione riproduttiva maschile. Ne parliamo con Aldo Franco De Rose, andrologo (e urologo), che ha scelto Montallegro per la sua attività in libera professione.
Proprio nelle sale operatorie della struttura genovese, lo specialista ha eseguito negli ultimi quattro anni un numero elevato di impianti di protesi peniene, un traguardo clinico che ha trasformato Montallegro nel centro di riferimento in tutta la Liguria per questa tipologia di procedure.

«Il diabete è un nemico della sessualità maschile, in quanto tende a minare sia la funzione erettile sia la capacità riproduttiva. Sul fronte della fertilità, nel paziente diabetico possono insorgere disturbi come l‘eiaculazione retrograda: a causa di un’alterazione nervosa che impedisce la corretta chiusura del collo vescicale, il liquido seminale, che di norma contiene gli spermatozoi, non riesce a fuoriuscire all’esterno».

Oltre alle dinamiche legate al concepimento, la malattia metabolica incide in modo profondo sui meccanismi fisiologici dell’erezione.
«A volte la patologia esordisce proprio con una carenza di testosterone e un conseguente calo della libido. Con il passare degli anni il quadro si aggrava: l’eccesso di zuccheri nel sangue intacca le arterie. Se a questo fenomeno associamo fattori di rischio come ipertensione e colesterolo alto, comprendiamo perché oltre il 65-75% della popolazione diabetica lamenti un deficit erettivo di rilievo».

Per contrastare questa problematica, la medicina offre un ventaglio di soluzioni progressive da calibrare in base alla risposta del paziente.
«In una fase iniziale, il deficit può essere compensato con i farmaci orali, i cosiddetti inibitori della fosfodiesterasi 5. Tuttavia, a causa del restringimento dei vasi, arriva un momento in cui queste terapie non sono più sufficienti. In questi casi si ricorre prima alle iniezioni intracavernose di prostaglandine e, quando l’afflusso di sangue si azzera quasi del tutto, all‘impianto di protesi peniene».

Proprio sulle specifiche alterazioni circolatorie associate al diabete si concentra un’importante ricerca condotta all’interno della clinica.
«Nei soggetti diabetici sottoposti a impianto di protesi peniene, abbiamo riscontrato assai di frequente un danno al microcircolo, ossia ai vasi di secondo e terzo ordine. Questo spiega perché – durante l’esame doppler del pene – l’arteria principale risulta spesso pervia (ossia libera da ostruzioni o restringimenti, ndr), mentre il deterioramento si concentra nelle arterie più piccole.
È proprio questa condizione a giustificare la mancata risposta alle pastiglie o alle iniezioni, rendendo l’intervento chirurgico l’unica soluzione efficace per restituire una piena funzionalità» conclude lo specialista.