Gastroenterologia: il professor Giannini nuovo presidente SIGE
Il professore genovese sarà in carica per i prossimi tre anni. Formazione dei giovani, dialogo istituzionale, cultura scientifica al centro del mandato
News
Il professor Edoardo Giovanni Giannini è il nuovo presidente della SIGE, Società italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva. Ordinario all’Università degli studi di Genova e Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Clinica Gastroenterologica dell’AOM IRCCS Policlinico San Martino, Giannini è stato eletto all’unanimità in occasione del trentaduesimo congresso nazionale della FISMAD, Federazione italiana delle società delle malattie dell’apparato digerente, svoltosi a Roma dal 16 al 18 aprile scorsi.
Tra i più autorevoli esperti italiani nel campo dell’epatologia clinica e della gestione del paziente affetto da epatocarcinoma, “adjunct full professor” presso la Yale university school of medicine e autore di oltre 400 pubblicazioni su riviste internazionali, Giannini raccoglie il testimone dal professor Luca Frulloni.
Lo abbiamo incontrato in Montallegro, dove da anni svolge la sua attività in libera professione.
– Professor Giannini, con quali sensazioni accoglie questa importante nomina?
«Assumere la presidenza della SIGE rappresenta per me un onore e una responsabilità. Il mio primo pensiero va al professor Luca Frulloni, di cui intendo raccogliere il testimone. Mi ha consegnato una società in ottima salute, il cui ruolo scientifico e istituzionale, in Italia e in Europa, è stato consolidato negli ultimi tre anni. Il mio mandato si aprirà all’insegna della continuità, con l’intento di proseguire e valorizzare le iniziative intraprese da questa istituzione, che rappresenta il fulcro della gastroenterologia nel nostro Paese, con oltre milleduecento soci».
– Quali sono gli obiettivi prioritari del suo triennio?
«L’orizzonte è ampio, poiché la gastroenterologia sta attraversando una fase di profonda trasformazione terapeutica e tecnologica, mentre l’incidenza di molte patologie di interesse gastroenterologico – a partire da quelle oncologiche – sta aumentando, con un’insorgenza sempre più precoce. Obiettivo primario sarà dunque consolidare l’interesse verso l’oncologia digestiva e supportare il valore della prevenzione grazie all’endoscopia, decisiva per la diagnosi precoce dei tumori del colon-retto.
Parallelamente, miriamo a irrobustire le reti collaborative con le istituzioni internazionali, per mantenere la SIGE quale saldo punto di riferimento. Infine, considero essenziale la nostra “terza missione”: la società deve sempre più divulgare cultura scientifica nella popolazione, traducendo la complessità della scienza in un linguaggio accessibile. La conoscenza clinica deve diventare uno strumento concreto per migliorare la qualità di vita e fare prevenzione sul territorio».
– La formazione delle nuove generazioni mediche è un pilastro della vostra attività.
«Le nuove generazioni costituiscono l’ossatura del nostro futuro clinico e di ricerca. Non coltivarne le potenzialità significherebbe mancare di visione. Per questo la SIGE promuove un’attività di mentoring attraverso corsi di formazione in nutrizione, endoscopia avanzata, ecografia e, da quest’anno, epatologia. Inoltre, il nostro programma di “clinical fellowship” è fondamentale: consente ai medici in formazione di lavorare (a rotazione) presso centri nazionali di eccellenza. Questa contaminazione dei saperi garantisce l’acquisizione di competenze diagnostiche e terapeutiche di alto livello, elementi irrinunciabili per affrontare le attuali sfide epidemiologiche».
– Per promuovere la prevenzione serve un rapporto forte con le istituzioni. Come vi muoverete in questo ambito?
«Protagonista del dialogo con il Servizio Sanitario Nazionale è la FISMAD, deputata ai rapporti istituzionali. In questo contesto, il contributo della SIGE si configura come un supporto intellettuale e tecnico. Inoltre, SIGE redige e promuove, anche col Sistema Nazionale Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità, linee di indirizzo per la gestione delle principali patologie dell’apparato digerente. I nostri esperti sono a disposizione delle istituzioni per indirizzare l’implementazione dei servizi territoriali e ottimizzare i protocolli di screening, essenziali tanto per le patologie oncologiche quanto per l’eradicazione di malattie infettive come l’epatite C. Si tratta di un’azione sinergica e doverosa, affinché gli sforzi organizzativi del decisore pubblico si traducano in risultati concreti in termini di benessere collettivo».
– Anche in gastroenterologia, l’intelligenza artificiale è sempre più presente. Che ruolo avrà in futuro?
«Il supporto tecnologico rappresenta ormai un paradigma necessario per elevare la qualità delle prestazioni sanitarie. L’intelligenza artificiale sta emergendo come un ausilio diagnostico prezioso, capace di identificare con precisione lesioni endoscopiche o riconoscere schemi di malattia. Tuttavia, un aspetto deve essere chiaro: la macchina risulta fuorviante se non viene governata. La supervisione umana, fondata sulla cultura medica e sulla sensibilità clinica, rimane l’elemento centrale. Solo il vaglio del professionista consentirà che queste nuove tecnologie possano essere orientate a reale vantaggio del paziente».