L’esposizione ai raggi solari non genera le stesse reazioni in tutti gli individui e la singola persona può subire effetti diversi a seconda delle condizioni ambientali. Ne parliamo con Giorgio Maietta Farnese, dermatologo e vice Direttore Sanitario di Montallegro.

«Gli individui chiari – con occhi azzurri, capelli rossi o biondi – producono meno melanina e risultano perciò meno protetti. La melanina costituisce il nostro fattore di protezione naturale. Di conseguenza, le persone con un incarnato scuro vantano una difesa maggiore, poiché ne producono in quantità superiore».

Oltre alle caratteristiche fisiche, l’ambiente circostante gioca un ruolo decisivo. «In primo luogo incide l’area in cui ci si espone, poiché l’intensità dei raggi solari è minima ai poli, aumenta scendendo di latitudine e raggiunge il picco all’equatore. A questo si aggiunge l’altitudine: l’intensità delle radiazioni cresce in modo proporzionale al salire di quota. Calcoliamo un aumento del 10% ogni mille metri di altezza».

Un altro fattore da non sottovalutare è la superficie su cui ci si trova, capace di moltiplicare l’effetto delle radiazioni. «Noi assorbiamo i raggi solari sia in forma diretta sia in forma indiretta, poiché vengono riflessi dal terreno e dall’ambiente. La terra e l’erba hanno una riflessione minima, pari ad appena il 3%. Sabbia e acqua amplificano il raggio in misura maggiore, con valori del 25% e del 20%. La neve innalza questo dato fino all’80%. Questo è il motivo per cui in alta montagna risulta indispensabile proteggersi con grande attenzione».

Infine, l’abbigliamento funge da barriera, ma richiede alcune accortezze. «I capi più chiari offrono un riparo migliore dal calore, ma proteggono meno dai raggi ultravioletti. Lo stesso principio vale per i tessuti umidi: riducono la sensazione di afa, ma perdono efficacia come scudo contro i raggi ultravioletti».