Disturbi del comportamento alimentare: il ruolo della mente
Perché il conteggio delle calorie non basta e come l'EMDR aiuta a elaborare i traumi alla base del sintomo
obiettivo estate
Affrontare i problemi legati all’alimentazione richiede uno sguardo che vada oltre la bilancia e i regimi dietetici, per esplorare a fondo la dimensione emotiva del paziente. Ne parliamo con Michela Salvetti, psicologa, che abbiamo incontrato in Montallegro, struttura scelta per la sua attività in libera professione.
«Quando pensiamo ai disturbi del comportamento alimentare e all’obesità, il pensiero corre subito al conteggio delle calorie o al peso corporeo. Invito a fare un passo ulteriore e a inquadrare questo fenomeno nella sua complessità: sono quadri clinici caratterizzati da una profonda interconnessione tra l’aspetto fisico e quello mentale. Il trattamento deve quindi partire da un’analisi accurata della storia del paziente, calata all’interno di contesti familiari e sociali che possono essersi rivelati traumatici».
Il rapporto disfunzionale con il cibo nasconde, in molti casi, nodi emotivi irrisolti.
«La presenza di un disturbo alimentare segnala che alcuni traumi sono rimasti bloccati, come un allarme sempre inserito. Grazie alla tecnica EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), basata sui movimenti oculari, si riesce a far elaborare al paziente il trauma non risolto, rendendo efficace il percorso terapeutico. Parliamo di una cura multiprofessionale, che integra l’approccio medico, cardiologico e psicoterapeutico. Questa sinergia è l’unica via per la guarigione e per il mantenimento di risultati stabili nel tempo».
Il sintomo alimentare si configura così come un tentativo di autoterapia.
«Il cibo non va demonizzato. Il paziente che affronta un problema di obesità o un disturbo alimentare utilizza l’atto di nutrirsi per curarsi e compensare una disregolazione emotiva. Il cibo, quindi, non va vietato in modo assoluto, ma ne va compresa la funzione profonda. La domanda corretta da porre non deve essere “Perché non riesci a seguire la dieta?“, bensì “Cosa stai cercando di curare con il cibo?“» conclude la specialista.