I danni del sale sul cuore e sui vasi sanguigni
Come un eccessivo apporto di sodio favorisce ipertensione, scompenso e aritmie
obiettivo estate
Limitare l’uso del sale a tavola non è solo un consiglio dietetico generico, ma una misura di prevenzione essenziale per tutelare la salute cardiovascolare. Ne abbiamo parlato con Gian Paolo Bezante, dirigente medico della clinica di malattie dell’apparato cardiovascolare dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino e consulente del servizio di cardiologia di Montallegro.
«Un regime nutrizionale ricco di sale produce effetti negativi diretti sulla funzione cardiaca. L’eccesso di sodio determina un innalzamento dei valori di pressione, aumenta la rigidità dei vasi sanguigni e promuove la disfunzione endoteliale, ossia l’alterazione della parete interna dei vasi stessi».
Le ripercussioni di questo squilibrio costringono l’intero muscolo cardiaco a lavorare in condizioni di stress meccanico, con conseguenze a lungo termine.
«L’aumento della pressione arteriosa accresce il cosiddetto postcarico, costringendo il cuore a uno sforzo maggiore per spingere il sangue nel sistema vascolare e determinando, nel tempo, un’ipertrofia del ventricolo sinistro. Inoltre, genera ritenzione idrica e accresce il volume del sangue in circolo (volemia). Questo fattore facilita la comparsa di situazioni cliniche come lo scompenso cardiaco, anche in presenza di una funzione ventricolare non ancora compromessa. Senza dimenticare che le alterazioni dell’equilibrio elettrolitico indotte dal sale possono promuovere la comparsa di aritmie cardiache».