Regolare i livelli di pressione sanguigna è uno dei pilastri per la salvaguardia della salute cardiovascolare; la scelta della terapia richiede un’attenta calibrazione clinica.
Per il focus “Obiettivo estate”, approfondiamo il tema con Gianfranco Mazzotta, consulente del servizio di cardiologia di Montallegro.

«Le linee guida internazionali propongono sei categorie di farmaci per il trattamento dell’ipertensione arteriosa, ponendole in linea di massima sullo stesso piano. Si tratta di betabloccanti, inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina, inibitori recettoriali dell’angiotensina, calcioantagonisti, alfabloccanti e diuretici. Tuttavia, nella pratica clinica, i diuretici non rappresentano quasi mai la prima linea di intervento. La cura iniziale va ritagliata sul profilo del singolo paziente, attingendo alle altre cinque categorie».

L’approccio moderno punta a massimizzare i benefici riducendo il rischio di effetti indesiderati, ma la vera sfida resta l’inquadramento precoce della patologia.
«Risulta assai vantaggioso per il malato utilizzare più di una classe di farmaci a basso dosaggio, ricercando a piccoli passi la combinazione più efficace e meno gravosa per l’organismo. Il problema maggiore al giorno d’oggi, tuttavia, risiede nel fatto che troppe persone prive di disturbi evidenti non misurano mai la pressione. Questa condizione silente continua a produrre guasti nel tempo. Basterebbe un controllo saltuario per avviare le terapie in anticipo, ben prima della comparsa di danni strutturali agli organi».