Prevenzione del tumore al seno: l’importanza della tomosintesi
L'evoluzione della mammografia: come la ricostruzione a strati svela le lesioni più piccole
Mi dica, dottore
L’evoluzione della diagnostica per immagini offre oggi risultati sempre più accurati che – uniti alla prevenzione e ai percorsi di screening – garantiscono l’avvio tempestivo delle cure in stadi precoci, fattore fondamentale per il buon esito clinico nei tumori della mammella.
Con Nicoletta Gandolfo, direttore del dipartimento di diagnostica per immagini di AOM plesso Villa Scassi Sampierdarena (già ASL 3 Genovese) e presidente della Società italiana di radiologia medica e interventistica (SIRM), approfondiamo in particolare il ruolo della tomosintesi.
L’abbiamo incontrata in Montallegro, del cui servizio di diagnostica per immagini è consulente per l’imaging senologico.
«La tomosintesi rappresenta un’evoluzione della mammografia convenzionale. Quest’ultima è un’indagine bidimensionale, in cui si acquisisce un’immagine singola per proiezione.
La tomosintesi, al contrario, prevede l’acquisizione di numerose immagini per proiezione da diverse angolazioni, con un basso livello di radiazioni, e ci consente di ricostruire intere sezioni della ghiandola mammaria».
Questa ricostruzione a strati garantisce una lettura più accurata dei tessuti.
«Il processo permette di visualizzare al meglio anche le patologie più piccole che in una mammografia convenzionale rischierebbero di restare mascherate dalla sovrapposizione dei tessuti».
A livello clinico, l’impiego della tecnica varia in base al profilo della paziente.
«La tomosintesi può essere affiancata alla mammografia convenzionale come indagine aggiuntiva in caso di sospetto clinico, oppure si può scegliere di lavorare in via diretta con la strumentazione più avanzata. La scelta dipende da vari fattori, tra cui l’età della donna e la densità ghiandolare, un parametro che fornisce una forte indicazione per l’uso della tomosintesi».
La tempestività resta in ogni caso il fattore decisivo.
«La regola d’oro della prevenzione impone di non aspettare il sintomo. Dopo i quarant’anni, la mammografia rappresenta il gold standard, a prescindere dal fatto che sia convenzionale o con tomosintesi. Una diagnosi precoce in un ambiente corretto, con professionisti dedicati alla senologia, può cambiare la storia della malattia» conclude la specialista.