Calcolosi della colecisti: i sintomi clinici e quando operare
Come distinguere le probabilità di complicanze in base alla presenza di sintomi specifici
gastroenterologia
La presenza di formazioni litiasiche (= calcoli) all’interno della cistifellea impone una valutazione attenta del rischio, per stabilire con esattezza chi necessiti di un trattamento chirurgico. Ne parliamo con Giovanni Camerini, Professore in Chirurgia generale presso l’Università di Genova e Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Clinica chirurgica 2 dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova, che ha scelto Montallegro per la sua attività di libera professione.
«Per affrontare il tema della calcolosi della colecisti occorre per prima cosa chiarire le indicazioni all’intervento, poiché non tutti i pazienti con i calcoli devono affrontare la sala operatoria. Esistono due scenari clinici ben distinti. I pazienti asintomatici presentano un rischio di complicanze pari a circa l’1%: in base alle linee guida internazionali, in questi casi la chirurgia può essere evitata. Al contrario, i pazienti che manifestano sintomi specifici registrano una probabilità di complicanze del 10% e richiedono un approccio chirurgico risolutivo».
Il segnale di allarme per eccellenza è una manifestazione dolorosa inconfondibile.
«Questi sintomi prendono il nome di coliche biliari. Si tratta di un dolore violento che compare alla bocca dello stomaco o nell’ipocondrio destro, caratterizzato da un andamento a intensità crescente e decrescente. L’attacco è spesso scatenato da pasti ricchi di grassi e raggiunge picchi molto acuti, irradiandosi in alcuni casi all’angolo scapolare, accompagnato da nausea e vomito. Dopo il primo episodio, nel 20-40% dei casi le crisi tendono a ripresentarsi “a grappolo”. Di fronte a questo quadro sintomatologico, l’intervento chirurgico diventa la via raccomandata».