Lo studio radiologico dell’intestino crasso si avvale di metodiche avanzate basate sulla tomografia computerizzata (TC), ognuna con specifiche finalità cliniche. Ne parliamo con Ennio Biscaldi, consulente del servizio di diagnostica per immagini di Montallegro.

«La colonscopia virtuale e il clisma-TC del colon sono tecniche basate sull’impiego della tomografia computerizzata. Entrambe richiedono una preparazione preliminare per pulire l’intestino, del tutto simile a quella necessaria per la colonscopia a fibre ottiche. Il principio fondamentale che le distingue risiede nella modalità di distensione del lume intestinale e nell’uso dei mezzi di contrasto».

Le due procedure seguono protocolli di esecuzione differenti. «La colonscopia virtuale viene condotta distendendo il colon con aria o anidride carbonica (CO2), senza impiegare mezzo di contrasto organo-iodato per via endovenosa. Il clisma-TC, al contrario, prevede la distensione del tratto intestinale con acqua e richiede l’iniezione di mezzo di contrasto. Da questa distinzione tecnica derivano indicazioni cliniche differenti».

La scelta della metodica dipende dal quadro diagnostico che lo specialista intende indagare.
«La colonscopia virtuale è l’esame d’elezione – insieme alla colonscopia tradizionale – per lo screening del tumore del colon-retto. È indicata per pazienti a rischio o come screening di secondo livello, e può sostituire la colonscopia tradizionale in pazienti anziani, fragili o in coloro che non desiderano affrontarla».

Per i quadri clinici infiammatori, l’approccio radiologico di riferimento cambia.
«In questi ambiti, il clisma-TC rappresenta lo standard diagnostico: è indicato per le malattie croniche infiammatorie e trova largo impiego per valutare le diverticoliti, esclusi i periodi di massima acuzie. La sua indicazione principe resta, in ogni caso, la valutazione pre-operatoria delle neoplasie del colon e del retto, poiché fornisce dati preliminari essenziali per la chirurgia».