La chirurgia protesica del ginocchio: le nuove frontiere dell’intervento
Dal fallimento delle terapie conservative all'impiego della robotica per recuperare una piena mobilità
focus articolazioni
Quando il dolore articolare diventa invalidante e compromette la qualità della vita, la sostituzione protesica si rivela il passo necessario per tornare a una quotidianità attiva. Facciamo il punto con Fabrizio Grilli, specialista in ortopedia e traumatologia, che opera in Montallegro da oltre vent’anni.
«L’impianto di una protesi al ginocchio è indicato quando falliscono tutte le terapie conservative a nostra disposizione, siano esse di tipo medico, riabilitativo o infiltrativo. Si interviene di fronte a una sintomatologia dolorosa dal forte impatto invalidante: il paziente accusa difficoltà a deambulare, a fare le scale o a vestirsi, subisce versamenti ripetuti e presenta spesso una deviazione dell’asse articolare. Le deviazioni causano le cosiddette “gambe a parentesi”, in caso diginocchio varo, o “gambe a X”, nel caso del ginocchio valgo. In queste condizioni, l’unica soluzione per ripristinare la funzionalità e rimuovere il dolore è l’operazione di protesi totale».
L’approccio in sala operatoria si avvale oggi di materiali all’avanguardia e tecnologie in grado di assistere il chirurgo.
«L’intervento si esegue in anestesia spinale, utile per controllare il dolore anche nella fase post-operatoria. Utilizzando un’incisione anteriore, si rimuovono le superfici usurate del femore e della tibia, sostituite da un dispositivo in titanio o cromo-cobalto-molibdeno capace di riprodurne l’anatomia originaria. Tra le due superfici metalliche si inserisce uno speciale inserto plastico che ricrea la concavità articolare, garantendo un movimento armonico.
Al giorno d’oggi possiamo inoltre avvalerci della chirurgia robotica: il robot non si sostituisce al chirurgo, ma ne integra la capacità, offrendo un’altissima precisione nell’esecuzione dei tagli ossei e nel posizionamento della protesi. Tutto questo si traduce in un danno tissutale ridotto, minor sofferenza per il paziente, un recupero funzionale assai più rapido e una durata superiore dell’impianto».