Il successo di un intervento di sostituzione articolare dipende in larga parte dalla qualità del percorso riabilitativo che segue l’operazione in sala operatoria. Ne parliamo con Diletta Pitto, responsabile dei fisioterapisti di Montallegro.

«Dopo un impianto di protesi d’anca l’obiettivo primario è riportare il paziente alla massima autonomia nel minor tempo possibile. Di conseguenza, fin dai primi giorni, la persona deve essere verticalizzata e mobilizzata. Il lavoro passivo, eseguito dal professionista per aumentare l’escursione articolare, si affianca a movimenti attivi e assistiti per favorire il rinforzo muscolare. La verticalizzazione si effettua con l’uso di ausili, come un deambulatore o le stampelle canadesi, e risulta decisiva per accelerare il recupero. Molti ortopedici scelgono di mettere in piedi i pazienti già poche ore dopo l’intervento per infondere maggiore fiducia e sicurezza».

Accanto alle pratiche da incentivare, esistono movimenti e abitudini da evitare per non compromettere la stabilità dell’impianto appena inserito.
«Nel periodo post-operatorio è indispensabile seguire il cosiddetto protocollo anti-lussazione, basato su tre regole. La prima impone di non flettere l’anca oltre i 90 gradi, rinunciando a sedute troppo basse o a divani cedevoli. La seconda vieta di accavallare o incrociare le gambe, aiutandosi di notte con un cuscino posizionato tra le cosce. La terza regola richiede di non ruotare l’anca verso l’interno e di scongiurare i movimenti bruschi. In sintesi, la riabilitazione fai-da-te rappresenta un grave rischio: affidarsi a un fisioterapista qualificato è la sola via per un recupero funzionale ottimale».