Sofia Paola Martigligiovane medico presso la Casa di Cura Villa Montallegro ha vissuto l’entusiasmante esperienza di essere dal 6 all’8 aprile il “medico super partes” (chiamato in causa nel caso di contestazioni tra i sanitari delle due Federazioni) durante gli incontri di tennis Italia-Francia per accedere ai quarti di finale della Coppa Davis a Valletta Cambiaso. Villa Montallegro è stata sponsor “tecnico” dell’evento, garantendo l’assistenza sanitaria alla manifestazione.
– Dottoressa, lei è appassionata di tennis e lo pratica?
«Il tennis mi è sempre piaciuto e l’ho praticato per anni. Per problemi di tempo e di pendolarità (sono di Rapallo) ho smesso di giocare negli anni dell’università e attualmente mi capita solo molto raramente di affittare un campo e scambiare qualche palleggio con mio papà o mio fratello… Ma non escludo che questi tre giorni di full immersion in occasione della Davis Cup mi diano il giusto stimolo per riprendere con un po’ più di assiduità».
– Pratica altri sport?
«Da circa un paio d’anni mi sono appassionata a un’attività che ho sempre trovato noiosa: la palestra pura e semplice. Al sollevamento pesi affianco sempre attività aerobica almeno una volta a settimana (corsa prevalentemente). Per quel che riguarda poi le attività “extracurricolari” mi capita di giocare qualche partita di beach volley e sono un’amante dello sci in inverno e del nuoto (in mare) d’estate».
– Come ha vissuto l’esperienza di sedere al tavolo della giuria in un torneo di livello mondiale?
«È stato emozionante e mi ha permesso non solo di godere degli incontri da una postazione privilegiata ma anche di partecipare ai retroscena di un evento cui generalmente si assiste puramente da spettatori. Come pubblico ho sempre potuto solo immaginare la tensione del dietro le quinte, mentre questa volta l’ho vissuta e ne sono stata condizionata anch’io. Ho percepito il continuo sforzo e la necessità di un controllo capillare finalizzati a far sì che tutto potesse essere percepito come una macchina ben oliata, senza intoppi e senza sbavature. Fortunatamente la tensione è stata subito smorzata dalla collaborazione con persone preparate e disponibili che mi hanno aiutata a “calarmi nel ruolo”».
– Come era organizzata la “squadra” di Villa Montallegro?
«La squadra “mobile” di Villa Montallegro era composta da un medico (si sono alternati sui tre giorni Alessio Mesini, Andrea Rattaro e Francesca Spallarossa), cinque infermieri (Deborah Biagioli, Ivan Vendemiati, Alessio Canonero, Riccardo Biglia, Talita Sallai) e un fisioterapista (Antonio Ricco). La squadra era divisa a coprire tutte le aree dello stadio in modo da ridurre al minimo i tempi d’intervento in caso di necessità. Aveva a disposizione una borsa per le emergenze ed era in costante comunicazione con la squadra dei Volontari del Soccorso posizionati subito al di fuori dello stadio con l’ambulanza».
– Ci sono stati interventi significativi da parte della “squadra” di Montallegro durante i tre giorni di Coppa oppure tutto si è svolto tranquillamente?
«Gli interventi più significativi si sono resi necessari a causa del caldo quasi estivo che ha caratterizzato i tre giorni di Coppa e al quale gli stessi spettatori forse non erano preparati: molti indossavano vestiti pesanti e non si erano attrezzati per idratarsi adeguatamente, così si sono verificati diversi episodi lipotimici che sono stati prontamente risolti con la semplice reidratazione e lo spostamento in luoghi meno affollati e in ombra».
– Ci sono stati momenti di tensione al tavolo della giuria tra i medici delle due Federazioni?
«I team medici delle due Federazioni hanno partecipato agli incontri con un tifo fortemente sentito per i propri rispettivi giocatori, ma non si sono mai verificati momenti di tensione né durante gli incontri né durante i break. Anzi in più di un’occasione, a inizio e fine giornata, i due medici si sono avvicinati salutandosi con strette di mano e pacche sulle spalle, da amici di lunga data».
– Quale differenza ha trovato nel seguire una competizione sportiva con una responsabilità di questo tipo, rispetto a seguirla da spettatore?
«Questa espereinza mi ha certamente resa orgogliosa e mi ha permesso di sentirmi parte attiva e quindi di appassionarmi ancora di più a un evento che, vissuto da spettatore, finisce quando uno dei due giocatori prevale sull’altro. In questo caso la “mia” Coppa Davis continua nei miei ricordi, nell’orgoglio e nel batticuore che ho provato quando sono stata chiamata a intervenire, io, laureata da meno di due anni e abilitata da uno. Ringrazio Villa Montallegro per avermi permesso di vivere quest’esperienza».

Nella foto la “squadra” di Villa Montallegro a Valletta Cambiaso. In alto da sinistra: Sofia Paola Martigli, Riccardo Biglia (infermiere), Ivan Vendemiati (infermiere) e Talita Sallai (infermiera). In basso: Antonio Ricco (fisioterapista), Alessio Mesini (medico), Deborah Biagioli (infermiera) e Alessio Canonero (infermiere ).

Scritto da:

Mario Bottaro

Giornalista, è consulente per la comunicazione di Villa Montallegro