“Shoulder 4 Waterpolo”: successo per l’incontro promosso da Montallegro
Presentato in Torre San Vincenzo lo studio clinico che analizza l'impatto biomeccanico sulla spalla dei pallanuotisti
Eventi
Fino a 25mila bracciate a settimana, unite alla forza esplosiva del tiro. La spalla di un pallanuotista è una macchina perfetta, ma sottoposta a un logorio meccanico che richiede estrema attenzione. Per rispondere a questa sfida, venerdì 2 ottobre gli spazi Montallegro di Torre San Vincenzo hanno ospitato “Shoulder 4 Waterpolo“, un convegno medico-scientifico che ha radunato medici, fisioterapisti, atleti e i vertici della Federazione italiana nuoto.
Al centro dell’incontro, i primi dati di uno studio biennale all’avanguardia sulla cinematica articolare, promosso e finanziato da Montallegro con il sostegno di Generali, sia direzione centrale sia l’agenzia di Genova piazza Dante. Il progetto di ricerca vuole definire nuovi standard di medicina sportiva, mappando e riducendo i rischi di infortunio. Il protocollo integra l’analisi tridimensionale del movimento, la valutazione funzionale e l’imaging avanzato.
Il programma coinvolge squadre liguri di serie A1 come Rari Nantes Savona e Iren Sporting Club Quinto 1921. Sono in via di definizione accordi con altre squadre per l’estensione delle valutazioni.
La cultura della prevenzione
A delineare la visione del progetto è intervenuto Francesco Berti Riboli, ad di Montallegro: «Su impulso di Francesco Raffelini e con la guida organizzativa di Luca Spigno – che per primi hanno creduto in questo progetto – abbiamo avviato questo studio che coinvolge formazioni d’eccellenza. Stiamo lavorando per costruire nuovi protocolli di diagnosi o di riabilitazione, senza o dopo la chirurgia, dedicati non solo agli atleti agonisti, ma anche a tutti i praticanti sportivi».
Un impulso raccolto da Carlo Tenderini, ex pallanuotista e già presidente della squadra Leonida Bissolati Canottieri Cremona, oggi agente generale per Genova piazza Dante Assicurazioni Generali: «Il nostro sostegno nasce dalla ferma volontà di tradurre la ricerca in prevenzione concreta e applicabile. Lavorare oggi in modo strutturato sui giovani atleti, dotandoli di una maggiore consapevolezza, è un passaggio fondamentale per salvaguardarne non solo le performance, ma l’integrità fisica futura».
Alessandro Martini, presidente regionale della Fin, sottolinea: «Iniziare a fare prevenzione significa incidere sulla cultura sportiva di base. Troppo spesso vediamo giovani atleti entrare in vasca e affrontare carichi agonistici senza il minimo protocollo di riscaldamento. Trasferire le più alte evidenze medico-scientifiche agli allenatori è cruciale: sono loro a dover trasmettere questa disciplina ai ragazzi».
Continua Giorgio Giorgi, presidente Iren Sporting Club Quinto 1921. «Abbiamo aderito con grande piacere, anche perché Montallegro è una realtà che conosciamo bene e apprezziamo. Lo sport e la salute, fisica e mentale, sono un binomio indissolubile e questa è la prima motivazione per cui oggi siamo riuniti. Ho poi registrato grande entusiasmo nei nostri atleti a partecipare a un progetto di cui hanno subito percepito il valore e l’attualità».
La spalla del pallanuotista
A illustrare le caratteristiche tecniche dello studio pilota è stato Luca Spigno, consigliere di amministrazione di Montallegro, ponendo l’accento sul valore della diagnostica: «La nostra risonanza magnetica ad alto campo dà una definizione molto precisa e permette uno studio cinematico della spalla abbinato a una correzione selettiva. Questo assicura un lavoro personalizzato su ogni atleta, per curare eventuali infortuni ma, in primo luogo, per prevenirli».
Sul banco degli imputati l’intenso sforzo fisico richiesto dalla disciplina. Il professor Marco Bonifazi, coordinatore tecnico-scientifico della Fin, ha spiegato la genesi dello stress: «Un pallanuotista, in una settimana di allenamento, può arrivare a compiere tra le 15mila e le 25mila bracciate. La spalla non è progettata per ripetere questo movimento con questi numeri. Ogni ciclo richiede sforzi elevati: la cuffia dei rotatori subisce i problemi maggiori, in particolare nella fase di presa. A ciò si aggiungono le modifiche regolamentari introdotte dal 2019: hanno reso la pallanuoto più spettacolare, ma impongono un impegno neuromuscolare superiore per mantenere la stabilità in acqua. Il paradigma va rivisto: se la scapola lavora in modo ottimale, l’efficienza della nuotata migliora. La prevenzione deve entrare nella logica dell’intensità di allenamento e gli stessi elementi di fisioterapia post infortunio non possono essere troppo blandi».
Il quadro clinico risulta infatti peculiare, come ha chiarito il medico ortopedico, specialista della spalla, Francesco Raffelini: «La particolarità della spalla del pallanuotista risiede nella severa combinazione tra l’attività “overhead” tipica del nuoto e la meccanica esplosiva del lancio. Questa duplice e continua sollecitazione genera patologie di natura mista. Il risultato sono lesioni da micro-instabilità che, se trascurate, rischiano di precipitare in gravi danni alla cuffia dei rotatori».
Diagnosi e riprogrammazione
La tecnologia offre oggi risposte inedite, unendo i sensori cinematici a terapie all’avanguardia come lo “Shoulder Pacemaker“. Ma l’approccio deve restare globale, come ricordato dal medico radiologo Marco Scettro: «La raccomandazione clinica essenziale è quella di non isolare mai l’esame strumentale: la diagnostica per immagini di alto livello, come la risonanza magnetica, deve essere sempre integrata con l’esame obiettivo, la storia clinica e specifici test di stabilità manuale».
Grande interesse anche per l’intervento del fisioterapista Simone Ranfagni che ha presentato un percorso di riabilitazione da lui seguito e monitorato con il sistema Neuralign.
«Shoulder Pacemaker – il cuore di questo metodo – ci permette di analizzare ciò che gli altri strumenti non vedono. Si tratta di un processo in tre fasi. Nella prima eseguiamo un’analisi cinematica con Showmotion, per individuare anomalie cinematiche anche in fase precoce. Nella seconda, andiamo a trattarle per correggere patologie conclamate o agli esordi. La terza fase è di monitoraggio. È un processo fondamentale per un’atleta d’élite, perché di fatto contribuisce attivamente a prevenire gli infortuni».
L’obiettivo finale va oltre la semplice cura del dolore. L’ingegnere Matteo Mantovani, ingegnere e ricercatore con oltre 25 anni di esperienza nella biomeccanica e “padre” del sistema Neuralign, ha precisato il vero traguardo ampliando la visione terapeutica: «Misurare la qualità del movimento su un campione ampio ci permette di comprendere l’esatta genesi dei fattori di rischio. Alla fine di questo studio saremo in grado di definire la banda di normalità di un pallanuotista di élite. L’obiettivo terapeutico non è solo curare il sintomo, ma capire come ricondizionare il sistema nervoso centrale. In questo modo facciamo acquisire all’atleta uno schema motorio corretto, neutralizzando le alterazioni alla base dell’infortunio».
Il confronto tra generazioni
La giornata si è conclusa con una tavola rotonda multidisciplinare moderata dal giornalista Michele Corti, su cinematica, imaging e prevenzione, che ha visto dialogare specialisti come Lorenzo Marugo (storico medico dello sport della Fin) con i diretti protagonisti della vasca, tra cui l’allenatore Luca Bittarello e il difensore Niccolò Figari dell’Iren Quinto. Durante il confronto sono stati analizzati i dati di cinque leggende della pallanuoto (Eraldo Pizzo, Massimiliano Ferretti, Alberto Angelini, Federico Piccardo e Carlo Tenderini) messi a paragone con campioni in attività come Marco Del Lungo e Niccolò Rocchi, evidenziando il profondo impatto psicologico dell’infortunio e l’evoluzione della prevenzione, in acqua e medica.