Salute sessuale e tumore prostatico: i dati del nuovo studio condotto in Montallegro
La ricerca - guidata dall'andrologo Aldo Franco De Rose e pubblicato su "Archivio italiano di urologia e andrologia" - accende i riflettori sulla necessità di preservare il benessere di coppia
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In Italia, il numero di uomini che sopravvive a una diagnosi di tumore alla prostata è aumentato da 217mila nel 2014 a 485mila nel 2024, con un tasso di sopravvivenza a cinque anni di circa il 91%. Parte da questo dato l’articolo pubblicato sul numero di settembre della rivista scientifica “Archivio italiano di urologia e andrologia“, frutto della ricerca curata dall’andrologo Aldo Franco De Rose, coadiuvato dai dottori Sara Ciuffarella, Fabrizio Gallo e Guglielmo Mantica.
“Beyond survival: addressing sexual health in advanced prostate cancer care” – questo il titolo dell’articolo – affronta un tema cruciale: la salute sessuale nella cura del tumore prostatico avanzato, oggi più che mai una patologia i cui esiti cronici richiedono un cambio di paradigma nella propria gestione.
In questo contesto, Montallegro si pone oggi come struttura di eccellenza per restituire ai pazienti una piena qualità di vita relazionale.
L’impatto delle terapie sulla sessualità
Il focus dello studio evidenzia come, nei casi di tumore avanzato, la sopravvivenza implichi trattamenti combinati tra chirurgia, radioterapia e terapia ormonale. «La necessità di rimuovere il tumore in tutta la sua estensione impone, a volte, il sacrificio dei nervi responsabili dell’erezione. La resezione di queste terminazioni nervose rende inefficaci i comuni farmaci orali» spiega Aldo Franco De Rose, che esercita la sua attività di consulenza e visita oltreché di chirurgia, in libera professione in Montallegro.
L’articolo indaga le alternative terapeutiche per ovviare a questo problema: dalle iniezioni intracavernose – eseguite in molti cosi con la collaborazione della partner, a dimostrazione del coinvolgimento della coppia – fino alla chirurgia protesica.
L’impianto penieno si conferma l’opzione in grado di garantire una reale risoluzione, assicurando adeguata rigidità in fase di rapporto e completa detumescenza a riposo.
Un nuovo paradigma clinico per la patologia cronica
Come visto, la gestione degli esiti terapeutici sul paziente affetto da tumore della prostata viene sempre più inquadrata come patologia cronica. Le diagnosi sono sempre più frequenti in età precoce; molti pazienti affrontano il percorso oncologico a 50 o 60 anni: una fase della vita in cui la preservazione dell’intimità è un’esigenza prioritaria.
«La richiesta di recupero funzionale è paragonabile all’attenzione estetica e relazionale da tempo dedicata al tumore della mammella. Prolungare la sopravvivenza è essenziale, ma garantire un’adeguata qualità della vita deve avere la medesima importanza. Nonostante la chiara necessità clinica, l’accesso a questi percorsi riabilitativi nel settore pubblico sconta ancora forti ritardi. L’inserimento dei presìdi protesici nei “livelli essenziali di assistenza (Lea)” rappresenta, quindi, un traguardo non più rinviabile» sottolinea De Rose.
L’esperienza e i numeri di Montallegro
In questo panorama, Montallegro ha consolidato il proprio ruolo di punto di riferimento, superando a oggi i 45 impianti di protesi peniene, tra tricomponenti, bicomponenti e semirigide. «Questi numeri confermano la struttura genovese come la principale realtà ligure per questa tipologia di interventi e una delle prime a livello nazionale» continua l’andrologo.
Un traguardo di grande rilievo riguarda i pazienti oncologici: 4 soggetti con tumore avanzato della prostata sono stati sottoposti a impianto di protesi tricomponente e 16 eseguono iniezioni intracavernose, di cui 9 in autonomia e 7 con l’aiuto della partner.
«Operare su tessuti già esposti a terapie radianti e ormonali rappresenta una sfida chirurgica complessa. Grazie a tecniche all’avanguardia, eseguite anche in anestesia locale, la nostra équipe riesce a superare le difficoltà anatomiche, restituendo ai pazienti un’erezione ottimale e il pieno recupero della vita di coppia. Un risultato reso possibile dal lavoro corale di tutto il team di Montallegro, dagli anestesisti al personale infermieristico di sala operatoria e di reparto» conclude De Rose.