Dimagrire senza farmaci: l’uso del palloncino intragastrico
Un'alternativa efficace alle terapie farmacologiche e alla chirurgia bariatrica per il trattamento dell'obesità
obiettivo estate
Il controllo del peso e il trattamento del sovrappeso trovano oggi nuove soluzioni terapeutiche. Un approccio innovativo è rappresentato dal palloncino intragastrico, una tecnica che si pone come alternativa ai farmaci e agli interventi chirurgici invasivi. Ne parliamo con Samir Sukkar, specialista in gastroenterologia, endoscopia digestiva e scienza dell’alimentazione a indirizzo nutrizionistico, professore a contratto presso la scuola di specializzazione in scienza dell’alimentazione dell’Università di Genova. Lo abbiamo incontrato in Montallegro, struttura scelta per la sua attività in libera professione.
«Il palloncino intragastrico è una tecnica alternativa ai trattamenti farmacologici, soprattutto quando un paziente ha già intrapreso altre terapie senza esserne pienamente soddisfatto, oppure per chi non vuole affrontare un percorso invasivo come la chirurgia bariatrica. Occorre tenere conto che anche molti giovani manifestano quadri clinici che – nei prossimi dieci o quindici anni – richiederanno soluzioni non chirurgiche».
Il dispositivo consiste in un palloncino di circa 500 millilitri di volume che viene posizionato nella parte alta dello stomaco, ostacolando in parte il transito del cibo. Tuttavia, la sua efficacia non si limita all’ingombro meccanico. «Il palloncino ha un’azione ormonale rilevante, perché inibisce la produzione di grelina, l’ormone rilasciato quando lo stomaco è vuoto ed è responsabile dei morsi della fame. Mantenendo lo stomaco in tensione, il dispositivo riduce in modo drastico la secrezione di questo ormone».
Il posizionamento si distingue per la scarsa invasività e avviene nel reparto di radiologia, sotto rigoroso controllo radiologico. «Il paziente deglutisce una capsula che contiene il palloncino con un semplice sorso d’acqua. Non sono necessarie né anestesia né endoscopia. Una volta che la capsula raggiunge lo stomaco, il palloncino viene gonfiato attraverso un catetere simile a una fleboclisi, collocandosi nel fondo gastrico».
Il dispositivo è progettato per rimanere in sede per quattro mesi. «Passato questo periodo, la valvola si apre in automatico e il palloncino si svuota, per poi essere evacuato attraverso le normali vie intestinali. In questo arco di tempo, il calo ponderale si attesta in media tra i 15 e i 20 chilogrammi, in base alla dieta seguita».
Per garantire il successo del trattamento, il paziente deve attenersi a indicazioni precise. «È necessario seguire una dieta accurata – conclude lo specialista – evitando un eccesso di fibre che potrebbe spingere il palloncino verso il basso. La procedura richiede un controllo medico a cadenza mensile e la rigorosa assunzione di una terapia per inibire la secrezione acida, fondamentale per prevenire il reflusso e le relative complicanze».