Diabete e complicanze, una sfida sistemica
Dalle microangiopatie al rischio cardiovascolare: perché la cura del diabete richiede una strategia multidisciplinare integrata
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Il diabete mellito non è una patologia che colpisce un singolo organo, ma una malattia sistemica che, se non controllata, logora silenziosamente l’intero organismo. L’eccesso cronico di zuccheri nel sangue esercita un’azione tossica sui vasi sanguigni, determinando danni che variano in base al calibro delle arterie coinvolte.
Ne abbiamo parlato con Daniele Cappellani, specialista in endocrinologia e malattie del metabolismo, che ha scelto Montallegro per la sua attività in libera professione.
«L’esposizione prolungata a livelli glicemici elevati danneggia progressivamente diversi organi e apparati. Distinguiamo queste complicanze in due categorie: microvascolari – che colpiscono i vasi di piccolo calibro – e macrovascolari che interessano i vasi maggiori».
Quando il deterioramento si concentra sul microcircolo, le ripercussioni funzionali coinvolgono distretti vitali come la vista e i reni, estendendosi fino alle terminazioni nervose.
«Le forme microvascolari includono la patologia oculare, con il rischio di riduzione della vista fino alla cecità e la nefropatia, che può evolvere fino alla necessità di dialisi. A ciò si aggiungono i danni al sistema nervoso periferico: le alterazioni della sensibilità e il dolore neuropatico sono alla base di quel quadro clinico complesso noto come piede diabetico».
Quando invece il danno vascolare interessa i vasi di grosso calibro, lo scenario clinico muta radicalmente: non si parla più solo di deficit funzionale, ma di un concreto pericolo per la vita. In questo ambito, la prevenzione diviene lo strumento decisivo per la sopravvivenza.
«Le complicanze macrovascolari coinvolgono distretti vitali: il cuore, con il pericolo di infarto, il sistema nervoso centrale, con il rischio di ictus e la circolazione degli arti inferiori, soggetta ad arteriopatia obliterante.
Sono queste le condizioni che incidono maggiormente sulla prognosi, traducendosi in un elevato rischio di eventi acuti e, purtroppo, di mortalità».
Di fronte a una patologia così articolata, lo specialista non può agire isolatamente. La gestione moderna del paziente diabetico impone una visione d’insieme che integri diverse competenze specialistiche.
«È indispensabile operare in un team multidisciplinare. Il coinvolgimento sistemico della malattia richiede la sinergia costante con oculista, nefrologo e cardiologo, supportati dal nutrizionista per la definizione del piano alimentare» conclude lo specialista.