Da Genova al Kenya: un ponte di ortopedia pediatrica
La missione genovese prosegue da oltre quattro decenni, garantendo cure essenziali, anche grazie al sostegno di Montallegro
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Rientrato a Genova dopo l’intensa spedizione di marzo 2026 in Kenya, Federico Santolini – direttore dell’unità operativa complessa di ortopedia e traumatologia d’urgenza dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova – traccia il bilancio di una missione che continua a fare la differenza per centinaia di bambini.
L’impegno affonda le radici nella prima metà degli anni Ottanta, quando il professore Silvano Mastragostino diede vita a un progetto di volontariato pionieristico per rispondere alle pressanti richieste di aiuto dei villaggi kenioti. Da allora, l’associazione Silvano Mastragostino Genova Ortopedia per l’Africa (G.O.A.) Onlus ha garantito interventi a chi non avrebbe avuto accesso ad alcuna assistenza. In oltre quarant’anni sono state operate più di 5000 persone, in schiacciante maggioranza bambini, correggendo malformazioni congenite ed esiti della poliomielite.
Una nuova autonomia per la struttura locale
La missione di quest’anno si è distinta per numeri imponenti e per un decisivo cambio di passo gestionale. In appena sei giorni, l’équipe ha visitato 172 pazienti, operandone una novantina. Accanto al consueto lavoro in sala operatoria, i medici genovesi hanno assistito a una profonda riorganizzazione, legata alla partenza delle religiose italiane che per anni avevano coordinato l’ospedale.

«Temevamo che l’assenza della nostra base logistica storica potesse creare difficoltà» ammette Santolini. «Invece, la transizione ha favorito una maturazione dei professionisti del luogo: lavorando con maggiore autonomia, il personale ha rivelato grande motivazione e dimostrato appieno le proprie competenze».
L’evoluzione clinica: dalle infezioni alle nuove patologie
In oltre trent’anni di presenza sul campo – il suo primo viaggio è stato nel 1993 – Santolini ha visto mutare in modo radicale il quadro delle malattie. Sconfitta la polio grazie ai vaccini e ridotte le infezioni ossee ai piedi da quando i bambini indossano con maggiore abitudine le calzature, emergono problematiche inedite. Aumentano le paralisi cerebrali infantili: se un tempo l’assenza di strutture condannava madri e neonati, oggi i centri nascita e i tagli cesarei salvano molte vite. Tuttavia, le sofferenze fetali si traducono in patologie che il sistema di welfare africano fatica a gestire.

Il cambiamento più emblematico riguarda la lussazione congenita dell’anca. Del tutto assente in passato, la patologia si sta diffondendo a causa dei mutati stili di vita. «Le mamme africane portavano i bambini sulla schiena, avvolti nei foulard, con le gambe divaricate. Quella è la posizione naturale di correzione di questa patologia» spiega il chirurgo, paragonando l’antica usanza a un vero e proprio “cuscino divaricatore”. «Con la diffusione dei passeggini, il trattamento posturale inconsapevole è svanito. I bambini arrivano all’osservazione medica in ritardo, quando già zoppicano». La risposta clinica è improntata alla prevenzione: «Stiamo tentando di avviare un programma di istruzione per eseguire l’ecografia perinatale sui neonati, in particolare nelle famiglie a rischio».
Il supporto genovese e l’appello alla solidarietà
Per sostenere ritmi chirurgici tanto intensi, la solidarietà gioca un ruolo chiave. Anche in questa occasione Montallegro ha fornito all’équipe dotazioni indispensabili, come guanti chirurgici, fili per punti di sutura, farmaci e presidi di sala operatoria. L’opera dell’associazione vive grazie all’impegno collettivo. «Non riceviamo sovvenzioni governative», conclude Santolini «e le nostre missioni sono possibili solo grazie al supporto di numerosi amici generosi che credono in questa nobile causa».