Il 14 febbraio, giorno di San Valentino e perciò dedicato alle funzioni romantiche del cuore, è la giornata mondiale di sensibilizzazione sulle cardiopatie congenite. Dell’argomento parliamo con il dottor Gian Paolo Bezante (nella foto), consulente del servizio Cardiologia di Montallegro.

Le cardiopatie congenite si curano

– Che cosa sono le cardiopatie congenite?

«Sono le malformazioni cardiache presenti alla nascita e riguardano annualmente otto neonati su mille. Si tratta di un gruppo di patologie che provocano alterazioni strutturali del cuore o dei grossi vasi già nelle prime settimane dello sviluppo embrionale. Possono essere causate da fattori genetici ma anche da altre cause come le abitudini della madre (abuso di alcool o uso di alcuni farmaci, infezioni virali, esposizione a radiazioni) e da fattori ambientali: secondo una recente ricerca dell’American Heart Association anche dai cambiamenti climatici e dall’inquinamento atmosferico. La diagnosi può avvenire già durante la vita intrauterina con un ecocardiogramma fetale attorno alle 20 settimane di gravidanza. La popolazione dei soggetti con cardiopatie congenite è variegata, non solo per lo spettro molto ampio delle malformazioni, ma perché in una stessa cardiopatia è possibile incontrare sia pazienti “in storia naturale” (in numero oggi sempre inferiore), sia pazienti operati e tra questi, soggetti trattati in tempi diversi, con tecniche eterogenee e con risultati anatomo-funzionali e clinici differenti».

– Come si curano?

«Le cardiopatie congenite possono essere trattate con la chirurgia. In alcuni casi si può intervenire anche nei primi giorni di vita. Le probabilità di successo sono elevate. In seguito occorre comunque affidarsi a un cardiologo e seguire le terapie farmacologiche prescritte oltre a sottoporsi per qualche tempo o anche per tutta la vita a controlli periodici, perché l’intervento si può rendere necessario più avanti con gli anni. Comunque, il miglioramento degli esami diagnostici e delle tecniche chirurgiche consentono oggi prognosi migliori e in molti casi la possibilità di seguire uno stile di vita normale. In circa il 30% dei casi le cardiopatie congenite possono risolversi spontaneamente senza richiedere l’intervento chirurgico».

– Ma a volte queste patologie si manifestano più tardi, anche in età adulta…

«Negli ultimi anni, grazie a una migliore capacità di correzione dei difetti anatomici che caratterizzano le cardiomiopatie congenite, si è assistito a un aumento sostanziale dell’aspettativa di vita per i pazienti affetti da queste patologie. Ciò ha fatto emergere una popolazione di soggetti adulti affetti da cardiomiopatie congenite (GUCH, Grown Up Congenital Heart) caratterizzati da necessità specifiche».

I cardiopatici congeniti adulti

– Cosa si intende quando si parla di cardiopatici congeniti adulti?

«Si parla di quel’80-85% di cardiopatici congeniti che raggiungono l’età adulta, circa 2000 ogni anno in Italia. Dalla letteratura emerge come la realtà attuale, nell’ambito dei pazienti con una cardiopatia congenita, rimandi alla presenza di una popolazione ormai adulta, che può ragionevolmente essere considerata come il “risultato” del miglioramento e del raffinamento delle tecniche diagnostiche e cardiochirurgiche, il cui intento era un tempo il consentire a questi pazienti di poter vivere e raggiungere se possibile, la vita adulta. Il prolungamento della vita, nonostante le buone intenzioni della medicina, non sempre è esente dal manifestarsi di problematiche che sono altro dal sistema cardiovascolare, ma che pure sembrano giocare un ruolo fondamentale nell’esistenza di questi pazienti. Certo a una prima osservazione, questi sono pazienti che hanno raggiunto un discreto livello di adattamento, molti hanno terminato la scuola dell’obbligo, molti lavorano e alcuni sono riusciti a creare degli stabili legami affettivi. È indubbio tuttavia che nell’iter evolutivo dei bambini che nascono con una cardiopatia congenita e che raggiungono l’età adulta, influiscano oltre la natura della malformazione, il tipo e la tecnica dell’intervento chirurgico, l’ambiente familiare di accudimento affettivo, l’età dell’intervento cardiochirurgico che sembrano favorire delle “disfunzionalità” affettive e cognitive presenti anche a distanza dall’intervento. Nella generalità devono essere seguiti nell’arco della loro esistenza presso una struttura dedicata o da uno specialista cardiologo e/o cardiochirurgo e sottoporsi a esami periodici in base alla cardiopatia di cui risultano essere affetti».

Le precauzioni

– Come deve comportarsi una persona adulta che in età pediatrica ha denunciato una cardiopatia congenita?

«Nei pazienti GUCH dobbiamo tipicamente affrontare i problemi medici posti dall’evoluzione delle cardiopatie congenite, corrette e non, associati a problemi acquisiti e a problematiche psicologiche e sociali. Alcune complicanze gravi delle cardiopatie congenite possono essere trattate e permettere una buona qualità di vita. Le nuove assistenze circolatorie, i nuovi sistemi di pacing, sono una realtà in questa popolazione che cresce. Le aritmie, ad esempio, sono parte della storia naturale di tutti questi pazienti, con delle conseguenze in termini di qualità della vita e di possibilità di intervento. In questi soggetti il trattamento da un punto di vista farmacologico è molto difficile in quanto è presente una ridotta tolleranza ai farmaci e gli effetti collaterali possono essere maggiori. Per questo motivo, la scelta terapeutica ricade spesso su un trattamento ablativo o, in casi specifici di aritmie ventricolari, sull’impianto di un defibrillatore per la prevenzione della morte improvvisa. Questi pazienti vanno seguiti per sempre, perché anche la cardiopatia più semplice, in età adulta, si può aggravare».

Fare sport (controllato) aiuta

– Una persona con questi disturbi può fare sport? In che misura?

«La pratica regolare dell’esercizio fisico e dello sport per la promozione e il mantenimento della salute, generale e cardiovascolare, trova una specifica applicazione nell’infanzia e nell’adolescenza, epoche nelle quali, oltre agli importanti aspetti psicologici e sociali, questa pratica ha anche un insostituibile ruolo educativo e formativo. In tale contesto, sono sempre più giustificate le istanze rivolte alla classe medica, affinché autorizzi, e meglio incoraggi, l’attività fisico-sportiva anche nei bambini e negli adolescenti con cardiopatie congenite operate e non. Istanze, naturalmente, rese sempre più attuali dai vertiginosi progressi diagnostici e terapeutici della Cardiologia e Cardiochirurgia Pediatrica. La restituzione a una “vita normale” di un numero sempre maggiore di “cardiopatici congeniti gravi”, condannati in passato all’inattività fisica, obbliga oggi pediatri, cardiologi e medici dello sport a definire nuove “linee guida”, atte a favorire l’attività fisico-sportiva in generale, e a definire, per quanto possibile, quella ideale per ciascun paziente. È necessario scegliere un’attività fisico-sportiva capace di apportare benefici sul piano psichico e fisico con un rischio di complicanze, nel breve e nel lungo periodo, ragionevolmente trascurabile o almeno pari ai vantaggi previsti. Prima di prescrivere qualsiasi attività fisica o sportiva in un bambino, adolescente o giovane adulto con cardiopatia congenita, prima e dopo l’eventuale correzione chirurgica, sono necessari un preciso inquadramento diagnostico della patologia e una definizione della sua gravità oltre a una ragionevole previsione sulla possibile evoluzione nel tempo della cardiopatia e dell’eventuale impatto su di essa, sia esso favorevole o sfavorevole, dell’attività fisico-sportiva prescelta. La valutazione, per quanto possibile oggettiva, della capacità funzionale del soggetto, mediante test da sforzo, o meglio ancora mediante un test cardio-polmonare. Ciò rende ragione dell’assoluta necessità di una stretta collaborazione tra medico dello sport, cardiologo pediatra curante e cardiochirurgo responsabile del trattamento. Indicazioni e controindicazioni all’attività fisico-sportiva».

La dieta ideale

– Quale è l’alimentazione consigliata a queste persone?

«Non esiste una dieta specifica per la cardiopatia congenita, ma migliorare l’alimentazione fa parte delle modifiche dello stile di vita utili alla cura. La dieta consigliata in questi casi dovrebbe essere a ridotto contenuto di sale e sarebbe opportuno anche che si introducessero nella dieta cibi a ridotto contenuto di grassi e che fossero privilegiate cotture al vapore e alla griglia.  Dovrebbero inoltre essere evitati o quanto meno limitati cibi conservati, in salamoia o in scatola, snack dolci e salati, insaccati, formaggi e dolciumi, a favore degli alimenti freschi. Anche il caffè per la sua nota azione sulla frequenza cardiaca, sarebbe da limitare e consumare con moderazione, così come gli alcolici, consigliati solo nella misura di un bicchiere di vino al giorno. Via libera invece a verdure cotte e crude, fibre, cereali integrali e pesce azzurro, per il suo contenuto in omega tre. Per quanto riguarda lo stile di vita, assolutamente raccomandabili sono l’astensione dal fumo e la pratica di attività fisica regolare e costante, che preveda almeno una passeggiata quotidiana di 30 minuti».

La foto di apertura è di Lyriam Zilles da Pixabay.

Scritto da:

Mario Bottaro

Giornalista, è consulente per la comunicazione di Villa Montallegro