Ipersensibilità o intolleranza al glutine? L’importanza della diagnosi
Dai test degli anticorpi alla gastroscopia: l'iter per inquadrare le alterazioni dei villi
gastroenterologia
I disturbi legati all’assunzione di glutine presentano manifestazioni molto simili tra loro, ma nascondono meccanismi biologici del tutto differenti. Per approfondire la conoscenza di queste condizioni, abbiamo incontrato la dottoressa Giorgia Bodini, specialista in gastroenterologia, che ha scelto Montallegro per la sua attività in libera professione.
«Le differenze tra l’intolleranza al glutine, definita come malattia celiaca, e la sensibilità al glutine non celiaca (Non-Celiac Gluten Sensitivity) sono di grande rilievo. Sotto il profilo clinico i sintomi sono identici: in seguito all’assunzione di glutine, il paziente presenta di solito un alvo diarroico – sebbene in alcuni casi possa manifestare stitichezza – accompagnato da un importante meteorismo e gonfiore addominale. A questo quadro possono associarsi nausea, dispepsia e la cosiddetta “foggy mind“, ovvero una sensazione di mente annebbiata con difficoltà di concentrazione».
Nonostante le evidenti similitudini, le due condizioni cliniche differiscono in modo radicale.
«La celiachia è una patologia a base immunologica che comporta un’alterazione a carico dei villi intestinali. La diagnosi richiede esami del sangue mirati per valutare le IgA totali, le IgA anti-transglutaminasi e le IgA anti-endomisio. In caso di positività, si procede con una gastroscopia e relative biopsie duodenali per avere la conferma definitiva. Di conseguenza, il paziente dovrà escludere il glutine dalla dieta in modo rigoroso e, se possibile, eliminare anche il lattosio nei primi sei mesi.
Al contrario, la sensibilità al glutine non celiaca non presenta questi tratti clinici: gli anticorpi risultano negativi e l’esito delle biopsie duodenali è nella norma. Tuttavia, eliminando il glutine, il paziente avverte un beneficio tangibile e immediato».
La distinzione tra le due forme è un passaggio obbligato per tutelare la salute a lungo termine.
«Se un paziente celiaco continua a ingerire glutine, rischia di attivare altre malattie autoimmuni silenti, in primo luogo a livello della tiroide, e va incontro a potenziali problematiche di natura oncologica. Per questo motivo è indispensabile una diagnosi precisa per fornire i consigli terapeutici e nutrizionali più adeguati».