Ittero: di cosa si tratta e come si cura
Dalle epatiti alle anemie emolitiche: l'importanza di individuare l'origine del sintomo
gastroenterologia
L’alterazione cromatica della pelle è un campanello d’allarme clinico che richiede un’immediata indagine metabolica e strumentale. Ci affidiamo alle parole di Luciano Carlo Ottonello, specialista in Medicina interna e professore a contratto presso l’Università di Genova, che abbiamo incontrato in Montallegro, struttura scelta come sede per la sua attività in libera professione.
«L‘ittero è un sintomo caratterizzato dalla colorazione giallastra della cute e delle sclere dell’occhio, dovuto all’accumulo di bilirubina nel sangue e nei tessuti. La bilirubina è un prodotto di degradazione metabolica dell’emoglobina contenuta nei globuli rossi, rilasciata al termine del loro ciclo vitale. Questa sostanza viene captata dal fegato, che la metabolizza e la riversa nella bile, per poi essere espulsa all’interno dell’intestino».
Ogni fase di questo processo può subire alterazioni e causare il ristagno del pigmento.
«Una prima causa può essere legata alle anemie emolitiche, ossia a una ridotta sopravvivenza dei globuli rossi che produce un aumentato rilascio di emoglobina nel sangue. Il problema può avere anche origine epatica, a causa di malattie acute come le epatiti virali o tossiche, oppure croniche, di natura virale o metabolica. Infine, l’ittero può derivare da un disturbo dell’eliminazione della bilirubina attraverso le vie biliari per cause ostruttive, come un calcolo o una massa che ostacola il deflusso verso l’intestino, oppure per cause infettive come colecistiti e colangiti.
La cura è dunque strettamente legata all’individuazione della causa scatenante. La diagnosi si formula attraverso esami di laboratorio e indagini strumentali come l’ecografia, la TAC, la risonanza magnetica e, in casi più rari, l’endoscopia».