Patologie intestinali: le nuove frontiere della risonanza magnetica
Come la diagnostica avanzata supporta lo studio del colon-retto e dell'endometriosi profonda
gastroenterologia
L’evoluzione delle tecnologie di imaging ha rivoluzionato il monitoraggio e la diagnosi dei disturbi a carico del tratto digerente inferiore. Ne parliamo con Daria Schettini, direttore U.O.S.D. Radiologia Territorio, ASL 3 Genovese e consulente del Servizio di Diagnostica per immagini di Montallegro.
«L’impiego della risonanza magnetica nello studio dell’apparato digerente ha registrato di recente uno sviluppo notevole. La metodica trova largo impiego nell’indagine delle malattie infiammatorie croniche intestinali, in primo luogo nel morbo di Crohn, grazie a un protocollo clinico dedicato noto come entero-RM. Il paziente assume per via orale una soluzione atta a favorire la distensione del lume delle anse, seguita da una scansione dell’addome con mezzo di contrasto».
Questa procedura restituisce tre informazioni fondamentali.
«Innanzitutto, permette di valutare il grado di infiammazione in corso; in secondo luogo, individua la presenza di complicanze severe come fistole, ascessi o tratti di stenosi del lume. Infine, consente di monitorare la risposta clinica alle terapie basate sui farmaci biologici. Un ulteriore punto di forza risiede nell’assenza di radiazioni ionizzanti. Parliamo spesso di pazienti giovani, costretti a sottoporsi a controlli seriati nel tempo: poter ripetere l’esame in totale sicurezza rappresenta un vantaggio decisivo».
Le applicazioni della metodica si estendono ben oltre i quadri clinici infiammatori.
«Oltre alle malattie croniche, la risonanza magnetica rappresenta il “gold standard” per la stadiazione loco-regionale del tumore del colon-retto. Questa mappatura è indispensabile per il chirurgo nella fase pre-operatoria e per misurare l’efficacia della terapia neoadiuvante prescritta prima dell’accesso in sala. La tecnica si rivela preziosa anche nello studio dell’endometriosi profonda, in particolare quando i focolai della patologia arrivano a interessare la parete intestinale».