Farmaci SGLT2, la nuova frontiera della diabetologia
Dal controllo glicemico alla protezione d'organo: l'evoluzione di una classe di farmaci nata per caso e divenuta fondamentale per cuore e reni
focus diabete
La gestione del diabete mellito ha subito una profonda trasformazione nell’ultimo decennio. L’attenzione clinica si è spostata dalla semplice correzione dell’iperglicemia alla prevenzione globale dei danni che questa comporta. Protagonisti di questo cambio di paradigma sono gli inibitori SGLT2 (gliflozine), farmaci che – agendo sui reni – hanno dimostrato capacità inattese di protezione cardiovascolare. Daniele Cappellani, specialista in endocrinologia e malattie del metabolismo, ripercorre la singolare storia e l’efficacia clinica di queste molecole. Lo abbiamo incontrato in Montallegro, struttura che ha scelto per la sua attività in libera professione.
«I farmaci appartenenti alla famiglia degli SGLT2 sono utilizzati da circa dieci anni nel campo del diabete mellito. Il loro meccanismo di funzionamento è molto semplice: riducono la glicemia, cioè la quantità di zucchero nel sangue, aumentandone l’eliminazione renale».
Tuttavia, ridurre il glucosio non è l’unico traguardo. La scoperta del vero potenziale di questi farmaci non è stata immediata, ma frutto di un percorso di verifica sulla sicurezza che ha portato a risultati sorprendenti.
«La storia di questi farmaci è affascinante perché è un tipico esempio di serendipity, ovvero il trovare qualcosa di inaspettato mentre si cerca altro. In una prima fase, gli enti regolatori imposero verifiche sulla sicurezza cardiovascolare. Le analisi dimostrarono non soltanto l’assenza di pericoli, ma addirittura un beneficio terapeutico diretto, con una riduzione del rischio di progressione di scompenso cardiaco e di eventi cardiovascolari maggiori».
Questa evidenza ha ampliato notevolmente il raggio d’azione terapeutico. Non si tratta più, dunque, di un presidio a uso esclusivo del diabetologo per abbassare la curva glicemica, ma di una risorsa trasversale capace di modificare la prognosi del paziente cronico.
«In ambito diabetologico sono risorse preziose: oltre a un’efficace riduzione della glicemia – dove sono secondi solo ai GLP-1 – offrono il valore aggiunto della protezione cardiovascolare, garantendo un risultato clinico eccellente e un vantaggio concreto per il paziente» conclude lo specialista.