Un ricordo di Arsenio Negrini, il pioniere dell’allergologia genovese
Scomparso a 97 anni il primario emerito che portò a Genova la moderna scienza delle allergie. Le testimonianze dei colleghi Eugenio Pallestrini e Paola Minale
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La medicina genovese ha perso una delle sue figure storiche. All’età di 97 anni è mancato nei giorni scorsi Arsenio Negrini, primario emerito di Allergologia dell’Ospedale San Martino. Classe 1928, Negrini non è stato soltanto un medico, ma un vero pioniere in un’epoca in cui la sua disciplina muoveva i primi passi verso il riconoscimento scientifico autonomo.
Profondamente influenzato dall’insegnamento immunologico di Alberto Marmont – primario di Ematologia dell’Ospedale San Martino, dove eseguì il primo trapianto di midollo osseo in Italia nel 1976 – Negrini ha incarnato per decenni il modello del medico “umanista”: un professionista capace di unire una rigorosa preparazione tecnica a una vasta cultura generale, spaziando dalla scienza all’arte.
È stato tra i primi in Italia a intuire la stretta connessione tra salute e ambiente, introducendo a Genova l’immunoterapia e lo studio dell’aerobiologia.
Il ricordo di Eugenio Pallestrini: «Un medico di cultura, non solo un tecnico»
Il professor Eugenio Pallestrini – già primario di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale San Martino di Genova e presidente del Teatro Stabile di Genova (ora Teatro Nazionale), nonché attuale presidente del Museo Biblioteca dell’Attore – ricorda il collega con stima profonda, sottolineando il legame stretto tra le loro specialità. «Negrini è stato una figura di assoluto rilievo. Di fatto è stato il primo allergologo genovese e uno dei primi in Italia» spiega Pallestrini. La collaborazione nasceva sul campo, poiché molte manifestazioni allergiche delle vie aeree richiedevano un approccio integrato tra otorinolaringoiatria e allergologia. Ma il legame andava oltre la corsia: «Si è venuta a creare un’amicizia reale. Se penso ad Arsenio Negrini, penso a un uomo che aveva una forte preparazione culturale tecnica, ma anche umanistica».

Arsenio Negrini
Negrini apparteneva a quella “stagione d’oro” dell’Università e della medicina genovese degli anni Settanta e Ottanta, costellata di grandi maestri. «In quel momento l’allergologia di Negrini era strettamente correlata con l’immunologia, catalizzata dalla presenza di Marmont. Era una scienza di alto contenuto» prosegue Pallestrini, che rammenta anche le riunioni tra primari, momenti di confronto sulla storia dell’ateneo genovese in cui emergeva la brillantezza del Negrini oratore e conversatore. «Era un esponente dei medici di una volta, per i quali la cultura scientifica non bastava: bisognava essere anche umanisti. Oggi il medico tende ad essere un tecnico, allora era quasi obbligatorio avere una cultura aperta all’arte e ai fenomeni culturali».
La testimonianza di Paola Minale: «Uno stimolo continuo a non essere banali»
A delineare il profilo dell’uomo e del maestro in corsia è la dottoressa Paola Minale, allergologa che ha lavorato al fianco di Negrini per molti anni. «L’allergia, come dice il nome, è una manifestazione “altra”, diversa. E il professore era perfetto per interpretarla perché era una persona molto intelligente, arguta e acuta» racconta la dottoressa. Negrini è descritto come un visionario che ha saputo guardare oltre, intuendo prima di molti altri l’importanza del rapporto uomo-ambiente. «È stato un antesignano dello studio dell’ambiente, collaborando con gli aerobiologi non solo per la conta pollinica. Faceva parte di quel ristrettissimo gruppo, tre o quattro persone in tutta Italia, che hanno sviluppato la materia e introdotto i vaccini e le terapie desensibilizzanti».
Il ritratto che ne emerge non è privo di sfumature caratteriali forti. Negrini era un uomo esigente, talvolta spigoloso, ma capace di tirare fuori il meglio dai suoi collaboratori. «Non era certo una persona facile, era molto diretto, anche con i pazienti» confida Minale. «Ma per noi è stato un grandissimo insegnamento. Ti pungolava ad andare avanti, a essere meglio, anche per fronteggiarlo. Non potevi adagiarti, ti stimolava a studiare e a non lasciare niente per scontato, alla ricerca del particolare e del non banale».