Traumi articolari e instabilità: il ruolo chiave della propriocezione
Perché la fisioterapia e la rieducazione neuromotoria sono fondamentali dopo la lesione di un legamento
focus articolazioni
Quando si subisce un infortunio articolare, l’attenzione si concentra spesso sulle fratture ossee o sui danni evidenti alla cartilagine. Tuttavia, le lesioni a carico dei tessuti molli nascondono insidie altrettanto gravi per la futura stabilità dei movimenti. Ad analizzare questo aspetto è Federico Santolini, direttore dell’unità operativa complessa di ortopedia e traumatologia d’urgenza dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova. Lo abbiamo incontrato in Montallegro, struttura che ha scelto la sua attività chirurgica in libera professione.
«A seguito di un trauma articolare possono verificarsi fratture o lesioni cartilaginee, ma risultano altrettanto critici i danni alle strutture capsulo-legamentose. I legamenti non hanno solo una funzione di contenimento, ma garantiscono la fondamentale stabilità dell’articolazione. Se un distretto molto mobile, come la spalla o il ginocchio, subisce una lesione legamentosa, si può sviluppare una successiva instabilità. Questa condizione provoca micro-sublussazioni che – nel tempo – alterano il movimento e portano all’insorgenza di artrosi precoce».
La chirurgia ricostruttiva fornisce un valido supporto meccanico iniziale, ma il recupero completo passa attraverso il ripristino della comunicazione tra l’articolazione e il sistema nervoso centrale.
«All’interno dei legamenti sono presenti i propriocettori, recettori che informano costantemente il cervello sulla posizione del corpo nello spazio. Se un legamento si rompe, il cervello perde questo segnale e l’articolazione subisce continue distorsioni senza che il paziente riesca a compensare in tempo. La ricostruzione chirurgica garantisce una stabilità relativa, ma è la ginnastica propriocettiva a fare la differenza: la fisioterapia mirata insegna al cervello a utilizzare strutture muscolari e legamentose alternative per supplire al danno, restituendo al corpo la corretta consapevolezza dei propri movimenti e scongiurando nuove lesioni».