Villa Montallegro ha acquistato una serie di nuovi strumenti chirurgici per varie tecniche (videolaparoscopiche e chirurgia a cielo aperto) urologiche. In particolare l’investimento ha riguardato Aesculap Einstein Vision 2.0, apparecchiatura laparoscopica all’avanguardia basata sulla tecnologia 3D utilizzata in particolare per la chirurgia maggiore. L’amministratore delegato di Villa Montallegro Francesco Berti Riboli spiega così l’acquisizione: «Sulla chirurgia investiamo ogni giorno e condividiamo con gli specialisti che operano nella nostra struttura la scelta della strumentazione da acquisire. Del resto Villa Montallegro da decenni è nota e apprezzata proprio per il suo livello di eccellenza nel ricovero e nella chirurgia. Il nostro impegno, in questo periodo, è far conoscere la nostra eccellenza anche per quanto riguarda la diagnostica e la fisioterapia ambulatoriale».
Sul tema specifico dell’Aesculap Einstein Vision 2.0 realizzato dalla BBraun per l’utilizzo della tecnologia 3D in chirurgia videolaparoscopica, abbiamo sentito il dottor Carlo Introini (nella foto), direttore della struttura di Urologia dell’Ospedale Galliera e consulente in questo settore di Villa Montallegro.
– Dottor Introini la laparoscopia sta facendo passi da gigante…
«Assolutamente sì. Anche se i primi tentativi di questo tipo, da parte dello svedese Hans Christina Jacobaeus, risalgono al 1910, solo nel 1987 la chirurgia videolaparoscopica è diventata un approccio medico in tutto il mondo. Nel 1998 fu introdotto il primo sistema 3D che, attraverso continue evoluzioni, nel 2010 ha portato alle prime moderne colonne videolaparoscopiche 3D. E tutt’oggi la tecnologia è in continua evoluzione…».
– Quali sono le caratteristiche dell’Aesculap-BBraun acquistato da Villa Montallegro?
«Si tratta di un’importante evoluzione tecnologica della prima versione di questo stumento. Tramite la sua telecamera fornisce immagini nitidissime, rese su un monitor full HD a 32 pollici con messa a fuoco automatica. Il suo braccio articolato robotizzato può essere ancorato al tavolo operatorio. L’apparecchiatura è totalmente sterile. Inoltre le fibre ottiche integrate nell’ottica servono a garantire l’effetto anti fog cioè a evitare l’appannamento. Il chirurgo deve indossare occhiali 3D polarizzati per ricreare l’illusione di una profondità spaziale».
– Quale è la differenza tra una visione laparoscopica monoculare o binoculare e quella 3D?
«La visione 3D consente una visualizzazione più precisa delle strutture anatomiche soprattutto negli interventi di chirurgia maggiore; permette anche la visualizzazione precisa dei tessuti interessati e degli strumenti che il chirurgo sta utilizzando. Il sistema 3D permette di coordinare la coordinazione occhio-mano con una migliore percezione della profondità per consentire al chirurgo la massima precisione».
– Come funziona questo nuovo sistema 3D?
«La telecamera 2D aveva un solo sensore, quella 3D ha due sensori full HD a due canali che acquisiscono due immagini da un diverso punto di vista simulando le diverse prospettive dell’occhio destro e dell’occhio sinistro: le immagini tridimensionali sono poi visualizzate e “fuse” insieme su un monitor 3D».
– Per quale tipo di intervento questo sistema risulta più interessante?
«Praticamente in tutta la chirurgia videolaparoscopica addominale che si tratti della chirurgia generale, ginecologica o urologica. Se facciamo riferimento in particolare all’urologia la chirurgia videolaproscopica è utilizzata ormai in circa il 70% delle procedure per neoplasia (prostata, rene, surrene e vescica in particolare) e altrettanto nella chirurgia ricostruttiva dell’apparato urinario con gli stessi risultati oncologici e funzionali della chirurgia open tradizionale ma con un marcato miglioramento per quanto riguarda la minor degenza in ricovero, la diminuzione del dolore postoperatorio, la minor perdita ematica intra e postoperatoria e una più veloce ripresa delle attività domiciliari e lavorative. Tutto ciò è implementato dalla capacità della tecnologia 3D di rendere ancora più precise, intraoperatoriamente, le tecniche di presa e dissezione dei tessuti, di riconoscere meglio l’anatomia chirurgica e di eseguire suture sempre più precise».

Scritto da:

Mario Bottaro

Giornalista, è consulente per la comunicazione di Villa Montallegro