In nutrizione il peso corporeo è un dato parziale. Per ottenere un quadro clinico veritiero e impostare un percorso di salute efficace, è fondamentale analizzare la composizione corporea, distinguendo tra massa magra e massa grassa. Luca Spigno, specialista in Chirurgia generale e Scienza dell’alimentazione, illustra le differenze sostanziali tra questi tessuti e le metodologie più avanzate per la loro misurazione.

«Per spiegare la differenza tra i due compartimenti utilizzo spesso una similitudine automobilistica. La massa magra, metabolicamente attiva, è il motore: più muscoli abbiamo, più dobbiamo alimentare questo motore perché funzioni bene. La massa grassa, invece, è la carrozzeria: se è troppo ingombrante e pesante, il veicolo farà fatica a muoversi in maniera agile».
L’obiettivo primario di un percorso nutrizionale corretto non è semplicemente la perdita di peso, ma l’ottimizzazione del rapporto tra i due tessuti. «Aumentare o preservare la massa muscolare è cruciale, perché permette di gestire meglio l’introito calorico. A parità di peso, infatti, il soggetto con più massa magra vanta un metabolismo più attivo e può permettersi di mangiare di più». Inoltre, non tutto il tessuto adiposo comporta gli stessi rischi. La localizzazione del grasso è un indicatore essenziale per la prevenzione. «Il grasso più pericoloso è quello viscerale, che avvolge gli organi interni e si stima misurando la circonferenza addominale. Una sua concentrazione eccessiva espone a rischi cardiovascolari maggiori rispetto a una distribuzione diffusa o ginoide (a “pera”, ossia prevalentemente su fianchi, glutei e cosce), tipica del sesso femminile».

Le metodologie di misurazione

Per determinare con precisione la composizione corporea esistono diversi metodi, che variano per complessità e accuratezza.

Misure antropometriche. È il primo livello di indagine. Partendo dalla misurazione delle circonferenze corporee (braccio, avambraccio, coscia e fianchi) si applicano specifiche formule matematiche per ottenere una stima della composizione.

Plicometria. Un metodo più specifico che utilizza un calibro (plicometro) per rilevare lo spessore delle pieghe cutanee. «Si effettua il calcolo su due pieghe della parte posteriore del busto e del braccio, la sottoscapolare e la tricipitale, per derivare la percentuale di grasso dell’individuo».

Bioimpedenziometria. Esame strumentale che sfrutta la conduzione elettrica. «Prevede il passaggio di una microcorrente impercettibile attraverso il corpo. Poiché la massa magra, ricca di acqua, è un buon conduttore, mentre il grasso agisce da isolante, misurando la resistenza al passaggio della corrente riusciamo a calcolare matematicamente i due tessuti».

Il gold standard: la Dexa

Il metodo più preciso attualmente disponibile è la densitometria a raggi X, nota come Dexa (Dual-energy X-ray absorptiometry). «È la stessa macchina utilizzata per la Moc e la densità ossea, ma in questo caso la impieghiamo per misurare la densità del grasso corporeo» conclude Luca Spigno.
Il principio si basa sulla diversa permeabilità dei tessuti ai raggi X: il grasso oppone una resistenza diversa rispetto alla massa magra. Con la sottrazione di densità, lo strumento restituisce la percentuale esatta di massa grassa e magra, consentendo anche analisi distrettuali per localizzare con precisione le riserve adipose su arti, tronco o bacino.