L’approccio anestesiologico alla chirurgia tiroidea
Dalla preparazione con l'endocrinologo al rapido decorso post operatorio: il percorso in Montallegro
focus tiroide
La chirurgia della tiroide è un ambito in cui la stretta collaborazione tra chirurgo, endocrinologo e anestesista risulta determinante per il successo dell’intervento. L’operazione non si limita alla semplice asportazione di una ghiandola – o parte di essa – ma interviene in un distretto anatomico estremamente complesso, caratterizzato dalla presenza di strutture nobili e vitali. In Montallegro l’approccio a questa tipologia di interventi si avvale di tecnologie di monitoraggio avanzate, capaci di garantire i più elevati standard di sicurezza. Ne abbiamo parlato con Donatella Giua, responsabile dei blocchi operatori della struttura, per approfondire la gestione del paziente dall’ingresso in sala fino alla dimissione.
«Le peculiarità della chirurgia tiroidea sono legate essenzialmente ad aspetti fisiologici e anatomici. Sotto il profilo fisiologico, il lavoro dei colleghi endocrinologi è cruciale per portare il paziente in condizioni di eutiroidismo, garantendo cioè un dosaggio ormonale nella norma. Per noi che gestiamo la procedura in sala operatoria, le criticità maggiori derivano dalla topografia. La tiroide è collocata nella regione anteriore del collo, in stretta contiguità con strutture essenziali per la vita: la trachea, i grossi vasi sanguigni e, soprattutto, i nervi laringei. Penso in particolare al nervo ricorrente, che presiede a funzioni vitali quali la fonazione, la deglutizione e la respirazione».
Per mitigare i rischi legati alla possibile lesione di queste strutture nervose, la medicina moderna impiega strumenti sofisticati. L’intervento viene eseguito in anestesia generale e il controllo dei parametri vitali supera la routine standard. «Trattandosi di una tecnica estremamente delicata, oltre al monitoraggio cardiovascolare e respiratorio tipico di ogni procedura, applichiamo un monitoraggio neuromuscolare specifico. Questo avviene grazie a un particolare tubo orotracheale dotato di elettrodi, che consentono la mappatura e la localizzazione dei rami del nervo laringeo inferiore. Questa tecnologia ci permette di evitare lesioni intraoperatorie che potrebbero causare gravi conseguenze al paziente».
Grazie alla precisione chirurgica e alla tutela delle strutture anatomiche circostanti, il recupero è oggi molto veloce e poco traumatico. La gestione del dolore risulta efficace e i tempi di degenza sono ridotti al minimo indispensabile per garantire la sicurezza metabolica. «Una volta garantita l’integrità di trachea, vasi e rami nervosi, il decorso post operatorio è molto rapido. Il dolore è minimo – quasi nullo – e gli effetti collaterali sono rarissimi. Il paziente può essere generalmente dimesso dopo 24 o 48 ore, in base al risultato del dosaggio della calcemia con prelievo ematico di controllo, la mattina successiva all’intervento. Anche in caso di alterazioni di questo valore, la terapia farmacologica ci consente di gestire tempestivamente le eventuali criticità» conclude Donatella Giua.