Ipercolesterolemia: quando la dieta non basta
Il legame tra cibo e colesterolo dipende da fattori metabolici e costituzionali. Il ruolo dei farmaci
obiettivo estate
È una situazione frequente negli ambulatori di cardiologia: il paziente presenta esami ematici che evidenziano valori di colesterolo elevati, pur dichiarando di seguire un regime alimentare equilibrato e povero di grassi. Questo scenario suggerisce che la correlazione tra ciò che mangiamo e i livelli di colesterolo nel sangue non sia sempre lineare, ma dipenda da precisi fattori metabolici e costituzionali. Ne parliamo con Elisa Modonesi, consulente del servizio di Cardiologia di Montallegro, per il percorso di salute “Obiettivo Estate”.
«Spesso visitiamo pazienti che riferiscono abitudini alimentari corrette, ma che presentano ugualmente valori lipidici elevati. In effetti, nei soggetti normopeso l’apporto dietetico influisce sui livelli di colesterolemia soltanto per un 10-15%. Pertanto, limitare l’assunzione di determinati cibi ha un senso, ma non rappresenta l’unica strategia terapeutica attuabile».
Se la dieta non è la causa predominante nei soggetti magri, l’origine del problema va ricercata altrove, specificamente nei meccanismi interni dell’organismo. «Il fegato produce fisiologicamente colesterolo. Di conseguenza, in questi casi è necessario modulare tale sintesi endogena attraverso l’utilizzo di specifici integratori o terapie farmacologiche; non vi sono altre opzioni terapeutiche di pari efficacia».
Il discorso cambia radicalmente quando il quadro clinico include un eccesso ponderale. In questo contesto, l’intervento sulle abitudini a tavola torna a essere la prima linea di difesa. «Quando trattiamo pazienti in sovrappeso o affetti da obesità, la dieta ricopre un ruolo cruciale: la drastica riduzione di carni rosse, formaggi stagionati e dolci apporta un evidente beneficio clinico» conclude la cardiologa.