La percezione e la gestione clinica delle patologie reumatologiche hanno subito una trasformazione radicale negli ultimi decenni, passando da un approccio puramente palliativo a strategie preventive e curative di grande efficacia. Gerolamo Bianchi, reumatologo e già direttore del dipartimento specialità mediche dell’Asl 3 genovese dal 2020, analizza questo mutamento di paradigma. Lo abbiamo incontrato in Montallegro, struttura che ha scelto per la sua attività in libera professione. «L’approccio alle malattie reumatiche è profondamente cambiato. In passato i pazienti in molti casi erano costretti a sopportare il dolore; oggi lo scenario è opposto: molte di queste patologie sono prevenibili e la quasi totalità risulta curabile. Un esempio emblematico è rappresentato dall’osteoporosi. Attraverso la misurazione della densità ossea con la mineralometria ossea computerizzata (MOC), abbiamo la possibilità di intervenire tempestivamente con numerosi farmaci, modulando la cura in base alla gravità del quadro clinico e all’eventuale presenza di pregresse fratture da fragilità».

Oltre alla prevenzione, i progressi farmacologici consentono oggi di arrestare il decorso di malattie infiammatorie un tempo responsabili di gravi invalidità permanenti. «Un’altra patologia oggi efficacemente curabile è l’artrite reumatoide, che fino a un paio di decenni fa rappresentava una delle principali cause di disabilità, costringendo spesso i malati sulla sedia a rotelle. Oggi, grazie a una diagnosi precoce e all’inizio tempestivo delle terapie specialistiche, otteniamo risultati straordinari. In circa metà dei casi riusciamo a bloccare del tutto l’avanzamento della patologia, mentre nella restante parte dei pazienti induciamo una completa remissione clinica, eliminando il dolore e le complicazioni invalidanti del passato».