Il Centro di fisiokinesiterapia di Montallegro è diventato, negli ultimi anni, una delle attività che riscuotono maggiore attenzione (anche perché frequentato da molti atleti di ogni disciplina sportiva) della Casa di Cura. Punta sulla riabilitazione, ma anche sulla prevenzione e su quello che si potrebbe definire “gusto per la vita”: vivere meglio, più sani e più in forma.

Il centro ha due strutture, una all’interno della Casa di Cura in Albaro e una, Fisiomed, in via Corsica a Carignano. Delle sue attività si è parlato durante un incontro del ciclo “Uomini, strumenti, passione” che tende – puntando soprattutto sulla comunicazione interna rivolta al personale e ai medici frequentatori – a illustrare le attività di Montallegro.

Hanno riposto alle nostre domande il direttore tecnico del Servizio di fisiokinesiterapia di Montallegro, Maria Teresa Pereira, fisiatra; Francesco Ventura, fisiatra, responsabile dell’Unità di Riabilitazione ortopedica del Policlinico di San Martino e consulente per le attività di riabilitazione in degenza di Montallegro.di Genova; Lorenzo Boldrini, medico dello sport, e Gian Maria Vassallo, fisiatra e medico dello sport, entrambi consulenti di Montallegro per la Medicina dello Sport e la riabilitazione  ortopedica.

Questa la sintesi dell’incontro.

Puoi vedere i video dei singoli interventi: Boldrini, Pereira, Vassallo, Ventura.

Un unico centro tra Albaro e Carignano

– Dottoressa Pereira, lei è responsabile del Centro di Montallegro che è stato recentemente ristrutturato e riorganizzato. Cosa è accaduto?

«Qui in Montallegro c’era il reparto di fisiokinesiterapia, mentre a Carignano opera Fisiomed: oggi le due strutture sono state sostanzialmente unificate con un’unica direzione tecnica. Ed è un po’ un fiore all’occhiello della Casa di cura. La grande differenza è la voglia e l’intenzione del gruppo tecnico di fare formazione tutti insieme e di condividere i protocolli di lavoro per il trattamento del paziente che sono cambiati seguendo un progetto di riabilitazione moderna basato soprattutto sul concetto di esercizio e meno sulle apparecchiature».

– Sono state compiute ristrutturazioni anche nelle proposte di attività…

«Oggi direi che in Liguria non ci siano centri di riabilitazione che possono avere i servizi che offriamo in Montallegro. Negli ultimi due anni abbiamo ristrutturato gli spazi, rendendo la palestra https://www.montallegro.it/servizi/fisioterapia-ambulatoriale/rieducazione-in-palestra/ un po’ più open space. Poi abbiamo la vasca riabilitativa e un campo per esercizi con due preparatori atletici che si occupano di riabilitazione per gli atleti ma anche per gli sportivi amatoriali e per le persone che devono sottoporsi a un’attività riabilitativa quotidiana perché hanno subito un intervento di protesi o per il recupero dopo una caduta».

La valutazione funzionale

– Piscina, campo, palestra: entriamo nel dettaglio delle apparecchiature. Negli ultimi tempi sono stati realizzati parecchi investimenti.

«Tra le altre apparecchiature, abbiamo due nuovi grandi sistemi di valutazione funzionale, una macchina isocinetica che serve per fare valutazioni di forza muscolare degli arti inferiori per poter misurare, per esempio, nella patologia del ginocchio, un parametro numerico di forza. Un altro apparecchio molto interessante è legato alla propiocezione, valuta cioè la capacità di equilibrio del paziente; serve per le patologie della caviglia e anche per la schiena. In sostanza dà un’idea globale dellla capacità dell’equilibrio nello spazio. Ci sta facendo scoprire molte cose».

– Quanti siete in totale nelle due sedi del centro?

«Una quindicina di fisiosoterapisti e poi i medici. L’integrazione tra i due centri avviene anche con la possibilità dei pazienti di utilizzare le due strutture e per gli specialisti di essere presenti sia in Montallegro sia in Fisiomed».

La medicina dello sport

– Dottor Boldrini, la medicina dello sport, è entrata prepotentemente in Montallegro: solo come riabilitazione o anche come prevenzione?

«La mia esperienza da 15 anni come medico dello sport si è svolta prevalentemente nell’ambito riabilitativo. L’approccio riabilitativo punta molto sull’esercizio e anche sul concetto di valutazione funzionale e sugli aspetti legati al movimento. Ma la medicina dello sport non è rivolta solo alla riabilitazione ortopedica: può coinvolgere anche altre aree, da quella se vogliamo generale fino all’idoneità sportiva che peraltro esiste già nella sede di Carignano con il dottor Castrogiovanni».

– In questo periodo lei sta seguendoda vicino i percorsi urbani della salute proposti da Montallegro e accolti dal Comune di Genova. Che cosa sono?

«Non si tratta di riabilitazione, ma del concetto, che Montallego cura da tempo, di piugustoperlavita, di vivere meglio e in salute. Per la parte fisica ce ne siano occupati noi individuando le stazioni lungo il percorso vita nella città dove, con collegamento tramite Qrcode, si possono vedere dei video in cui si presentano esercizi. Queste indicazioni seguono in particolare il percorso della corsa anche se riteniamo che i tracciati siano indicati anche per il miglioramento del cammino e la prevenione delle problematiche legate al cammino. Io mi occupo di biomeccanica della corsa e il mio contributo consiste nella definizione degli esercizi di tipo preventivo e di preparazioine della corsa».

– Lei è diplomato superspecialista della corsa…

«Ho seguito i corsi di superspecializzazione della canadese Running Clinic in merito alle patologie del running e alla prevenzione di queste patologie».

Il progetto piede-caviglia

– In Montallegro si sta parlando di progetto piede-caviglia. Di che cosa si tratta?

«Della collaborazione di più figure, di uno staff coordinato che coinvolga anche la parte ortopedico chirurgica con i dottori Marco e Matteo Guelfi con la partecipazione di noi che ci occupiamo di rabilitazione in ambito medico chirurgico fisiatrico. In sostanza un processo che parta dalla diagnostica, coinvolgendo anche la nostra radiologia, fino al percorso di cura con un approccio anche funzionale».

La riabilitazione in degenza

– Dottor Ventura, prima domanda d’obbligo: lei è responsabile della Riabilitazione ortopedica del San Martino e consulente per la riabilitazione di Montallegro: quale differenza c’è nella riabilitazione fisiatrica tra privato e pubblico dal punto di vista del paziente?

«Differenze di percezione per il paziente ce ne sono tante. Il paziente ospedaliero non ha le stesse attenzioni che riceve il paziente privato anche in ambito riabilitativo. Nel pubblico, magari ci si lamenta che quando chiami l’infermiere passano dei minuti, mentre in Montallegro non fai nemmeno in tempo a suonare… Dal punto di vista strettamente riabilitativo più o meno vale la stessa cosa: l’attenzione che viene messa nella riabilitazione del paziente privato non può essere che maggiore. L’auspicio è che questa attenzione debba essere la stessa anche in ambito pubblico. La mia esperienza mi dice che, per quanto riguarda l’aspetto riabilitativo, dal punto di vista strettamente fisioterapico la differenza non è così evidente. Le procedure ovviamente sono le stesse».

– Lei ha portato in questa casa di cura alcune sue iniziative già attuate a San Martino…

«In ospedale abbiamo edito un manualetto che serve per accompagnare l’operato di protesi d’anca nel suo percorso riabilitativo, un opuscolo che offre informazioni generali sull’intervento, gli effetti collaterali, le controindicazioni, e indica alcune norme sulle cose che devono essere fatte e quelle che non devono essere fatte, oltre a una serie di esercizi che vanno eseguiti. Questo manuale verrà presto edito anche qui nella struttura privata. Sono sicuro che sia un valore aggiunto per i pazienti».

– Altre idee?

«Stiamo pensando, sempre in un ottica riabilitativa, di dotare lo spazio comune delle degenze con arredi riabilitativi, tipo corrrimano, spalliere e simili che possano servire ai pazienti che transitano e invitarli a fare ancora qualche esercizio. L’idea di rendere il paziente autonomo anche nella pratica della attività riabilitativa è un obiettivo importante anche al di là della seduta col fisioterapista»

– Sono un paziente e vengo ricoverato a Montallegro: cosa fa lei per me?

«Vengo in camera sua, mi presento, spiego perché sono lì e una volta che ho verificato anche dalle carte la ragione per cui è ricoverato, le spiego il mio intervento e in particolare prospetto quale può essere il prosieguo delle terapie. Indico cioè il programma riabilitativo che servirà per curare la disabilità del paziente. Stiamo parlando di riabilitazione ortopedica, ma in realtà la riabilitazione è una disciplina teasversale: è la parte della medicina che si occupa della disabilità variegata e diversificata, motoria, neuromotoria, respiratoria, cognitiva. Tutte le patologie che creano disabilità hanno bisogno della riabilitazione, di riattivazione generale, di riabilitazione respiratoria. Il mio ruolo è di far capire il trattamento a cui il paziente sarà sottoposto. In Montallegro il terapista si occuperà del paziente almeno due volte al giorno tutti i giorni della settimana, compresa la domenica. E quell’attività potrà anche proseguire in regime ambulatoriale con possbiltà che venga effettuata a domicilio sempre col personale della Montallegro».

Riabilitazione in età avanzata

– Dottor Vassallo. Lei è un importante esperto di riabilitazione dello sport: che cosa pensa del nuovo approccio della fisioterapia di Montallegro?

«Sono concetti che condivido ed è il motivo della mia presenza. Sono specializzato in medicina dello sport dal 1983 e notavo che, quando ho cominciato praticare quesa specializzazione a Genova, la popolazione al di sotto dei 40 anni era attorno al 70 per cento. La tendenza attuale mostra che la proporzione si sta invertendo. Per questo credo sia indispensabile anche il coinvolgimento di Montallegro per il mantenimento o il recupero dell’abilità su soggetti in età avanzata. Un approccio riabilitativo in questo campo diventa nel nostro territorio fondamentale. Lo scopo è dare qualità a una vita che è stata scombussolata da una malattia o da un intervento e puntare sul mantenimento o sul recupero delle abilità a seguito di una perturbazione di salute».

– Quindi vi occupate di persone di ogni età?

«L’esperienza che deriva dal lavoro sul giovane atleta ci istruisce e ci forma per lavorare con la stessa attenzione, con la stessa qualità e perseguendo gli stessi risultati nel soggetto più debole. Le risposte sono proporzianali alle qualità, per questo trasmettiamo la consapevolezza che il paziente più lavora e più sarà in grado di rispondere alle sollecitazioni che possono essere la lastra di un marciapiede sulla quale si rischia di inciampare, uno spintone sull’autobus, un incidente di lavoro. Il controllo è neuromotorio, il movimento viene mediato da un’elaborazione che va stimolata quando viene persa o va stimolata».

Le onde d’urto e il PRP

– Dottor Boldrini: avete introdotto la terapia con le onde d’urto. Che cosa sono e a che cosa servono?

«Le onde d’urto sono un’apparecchiatura acquisita da non molto: si tratta di onde focali che si distinguono da quelle radiali. È una terapia metodica che offre uno stimolo rigenerativo maggiore. Vengono impiegate normalmente nelle patologie prevalentemete tendinee per stimolare la rigenerazione. Si usano anche in situazioni cliniche di artrosi o di punti dolenti. Le abbiamo inserite tra i trattamenti».

– Dottoressa Pereira ci può parlare della terapia rigenerativa con il PRP? Questa e le onde d’urto sono terapie dolorose?

«In Montallegro pratichiamo dal 2010 la terapia rigenerativa con concentrato piastrinico. Si tratta di un prelievo di sangue che viene centrifugato: il risultato sono piastrine con siero concentrato che hanno la capacità di riattivazre i processi del tessuto connettivo. Avevo iniziato a utilizzare questa terapia a Roma nel 2008. La normativa in Italia è un po’ complessa e per fare questo tipo di terapia sono necessarioe abilitazioni e permessi che ovviamente abbiamo. Utilizziamo il PRP quando il resto delle teniche fisioterapiche non hanno funzionato. Si tratta di una tecnica invasiva e dolorosa. Per questo, prima partirei con tecar, laser, e poi, semmai con le onde d’urto e, se questo non funziona, col PRP».

– Dottor Vassallo, che cosa ne pensa?

«Diciamo che le onde d’urto, concettualmente rivoluzionano un po’ quello che era il vissuto del trattamento fisioterapico, vale a dire il fine antidolorifico e antinfiammatorio. L’onda d’urto è una terapia opposta: è infiammatoria. Produce una riparazione e ha una certa componente di dolore limitata al minuto, ai due minuti della terapia ma attiva anche un meccanismo antalgico di sopportazione del dolore».

Scritto da:

Mario Bottaro

Giornalista, è consulente per la comunicazione di Villa Montallegro