Ricerca del sangue occulto fecale
I falsi allarmi e l'importanza di diagnosticare le lesioni in fase precoce
gastroenterologia
La diagnosi precoce rappresenta lo strumento più efficace per tutelare la salute dell’intestino. Tra gli esami di primo livello, la ricerca del sangue occulto fecale riveste un ruolo significativo per lo screening del tumore del colon-retto e di altre patologie gastrointestinali. Ne parliamo con Manuele Furnari, specialista in gastroenterologia, che abbiamo incontrato in Montallegro, struttura che ospita la sua attività professionale.
«La ricerca del sangue occulto fecale è un test non invasivo eseguito su un piccolo campione di feci. L’obiettivo è rintracciare eventuali microscopiche tracce di sangue umano, distinguendo queste tracce da eventuali contaminazioni di sangue animale, legate per esempio al consumo alimentare di carne».
Questo esame rappresenta il pilastro dei programmi di prevenzione su vasta scala per la popolazione adulta.
«Il test viene impiegato di prassi per lo screening del cancro del colon-retto. Raggiunti i 50 anni di età, i cittadini ricevono un invito dalla propria regione per raccogliere un campione e farlo analizzare. Superata questa soglia anagrafica, l’eventuale positività del test crea il presupposto clinico per sottoporsi alla colonscopia di screening, un passaggio chiave per la prevenzione oncologica».
Un esito positivo, in ogni caso, richiede approfondimenti mirati e non deve spaventare.
«Questo dato può rivelarsi un falso positivo causato dalla presenza di infiammazioni, emorroidi o diverticoli. Al tempo stesso, il risultato può indicare la presenza di polipi, i precursori del cancro del colon-retto. Individuare queste lesioni in tempo permette di intervenire prima dello sviluppo di una forma neoplastica».