Con questo articolo inauguriamo una nuova rubrica nata dalla collaborazione con Stelle nello Sport, il progetto ideato da Michele Corti che dal 2000 valorizza le eccellenze sportive della Liguria. Una realtà di cui Montallegro è partner storico – il sodalizio prosegue ininterrotto dal 2008 – condividendo la missione racchiusa nel claim #piugustoperlavita: promuovere il valore educativo e sociale dello sport – con un’attenzione particolare alla prevenzione e all’educazione ai corretti stili di vita (alimentazione e movimento, ma anche spirito positivo), soprattutto tra le giovani generazioni.

A cadenza regolare, daremo voce ai protagonisti dello sport regionale con video-interviste focalizzate su tre pilastri fondamentali per il benessere dell’atleta: la gestione degli infortuni, l’alimentazione e gli aspetti psicologici della performance.
Il primo appuntamento è dedicato a Samuele Ajmar, talento della Colombo Volley Genova.

Il profilo: Samuele Ajmar

Classe 2009, in forza alla Colombo Volley Genova, Samuele Ajmar è l’ennesima promessa che sta sbocciando nel prezioso vivaio in cui sono cresciuti i fratelli Porro. Quest’anno il suo obiettivo è ben definito: fare bene ai Campionati Nazionali giovanili Under 17. «Abbiamo una buona squadra, un bell’ambiente e sono fiducioso che potremmo fare molto bene» racconta il giovane atleta.

La gestione degli infortuni
«Fortunatamente non ho mai subito infortuni particolarmente gravi, ma qualche piccolo stop sì. Arrivo da un periodo complicato: la scorsa stagione ho rischiato uno strappo al polpaccio e mi sono reso conto di quanto sia impegnativo, perché il recupero è piuttosto lungo.
In quell’occasione ho continuato ad allenarmi con gli stessi ritmi e questo mi ha causato altri piccoli problemi a catena; è stato forse l’infortunio più fastidioso che ho avuto. La mia paura più grande? Un problema “silente”. Magari ti senti in salute, vuoi giocare e dare il massimo, ma c’è qualcosa di nascosto che ti costringe a fermarti. Ecco, questa è una situazione che soffrirei molto».

L’alimentazione
«Fin da piccolo ho cercato di compensare la tendenza alla pressione bassa e un fisico che forse non era ancora strutturato per la mia età. Ho sempre cercato di avere un’alimentazione varia e calorica perché, bruciando tanto in ogni allenamento, devo introdurre più energie di quelle che consumo per sostenere la massa muscolare. Non seguo una dieta rigida, ma sto attento a non esagerare con certi cibi e a evitare carenze, mantenendo sempre il giusto apporto energetico per restare in forma».

L’aspetto psicologico
«Secondo me, soprattutto per noi giovani, ma anche per i professionisti, la tenuta mentale conta più della tecnica o di qualsiasi altra cosa in partita, perché la testa ti mantiene lucido e concentrato. Credo sia l’aspetto più importante. Nella nostra società non abbiamo psicologi dedicati, ma cerchiamo di avere un rapporto aperto con l’allenatore, grazie a colloqui individuali e un dialogo con i dirigenti che ci permetta di giocare senza troppe pressioni. Inoltre ci alleniamo molto a gestire le aspettative che arrivano dall’esterno del campo, che a volte possono rappresentare un ostacolo».

La preparazione atletica
«Mi alleno quattro volte a settimana, dalle due alle tre ore, incluso il lavoro con i pesi, a cui si aggiungono due o tre partite nel fine settimana. È un ritmo impegnativo, ma per il livello che vogliamo raggiungere e per la categoria che affrontiamo è fondamentale. Probabilmente verso fine stagione ridurremo leggermente i carichi di lavoro per arrivare più freschi alle finali nazionali».