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Con questo articolo iniziamo una serie di approfondimenti sul tema.<\/p>\n<p>Il trattamento chirurgico del carcinoma della mammella ha vissuto una profonda trasformazione nel corso degli anni, riducendo le asportazioni estese a favore di un approccio mirato. Un ruolo decisivo \u00e8 affidato alla tecnica del <strong>linfonodo sentinella<\/strong>, un successo clinico che ha migliorato la vita di migliaia di donne. Ne parliamo con <a href=\"https:\/\/www.montallegro.it\/specialisti\/giuseppe-canavese\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Giuseppe Canavese<\/strong><\/a>, specialista in chirurgia senologica, che abbiamo incontrato in Montallegro, struttura scelta per la sua attivit\u00e0 in libera professione.<\/p>\n<p>\u00abIl primo a studiare il linfonodo sentinella \u00e8 stato il chirurgo oncologo statunitense <strong>Donald L. Morton<\/strong>. A lui il merito di comprendere che questo linfonodo \u00e8 il primo a ricevere il drenaggio linfatico da un tumore primitivo e il primo in cui eventuali cellule tumorali possono formare una metastasi. In Italia la ricerca \u00e8 stata portata avanti dal professore <strong>Umberto Veronesi<\/strong>, tra i primi ad abbracciare e sviluppare una chirurgia conservativa e trattamenti sempre meno invasivi per il tumore al seno. Anche a <strong>Genova<\/strong>, all&#8217;IST &#8211; ex istituto scientifico tumori, oggi integrato all&#8217;interno dell&#8217;IRCCS Ospedale Policlinico San Martino &#8211; siamo stati pionieri\u00bb.<\/p>\n<p>In passato, la prassi per le pazienti con un tumore alla mammella era la dissezione completa dell&#8217;ascella, ossia lo svuotamento del cavo ascellare, un intervento chirurgico che prevede la rimozione di tutti i linfonodi dell&#8217;ascella.<br \/>\n\u00abOggi gli interventi sono sempre meno invasivi. Grazie al lavoro condotto dal professore <strong>Oreste Gentilini<\/strong> al San Raffaele, si \u00e8 scoperto che non \u00e8 necessario eseguire l&#8217;asportazione del linfonodo nei tumori piccoli e con scarsa aggressivit\u00e0. Anche le indagini portate avanti all&#8217;Humanitas dal professore <strong>Corrado Tinterri<\/strong> hanno indicato prospettive simili. I risultati mostrano come si possa ridurre l&#8217;intervento ascellare persino in presenza di micrometastasi, oppure evitarlo del tutto se il linfonodo risulta negativo a seguito della chemioterapia adiuvante\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ottobre \u00e8 il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno, ancor oggi la neoplasia pi\u00f9 comune nelle donne. 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