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Un periodo in cui ha forgiato l&#8217;attenzione al paziente e la capacit\u00e0 di lavorare in gruppo, doti rivelatesi decisive ad affrontare sfide cliniche come quella della giovane donna operata poche settimane fa.<\/p>\n<p>L&#8217;operazione ha richiesto una sinergia totale tra neurochirurghi, anestesisti, radiologi interventisti e chirurghi toracici, a causa di una massa voluminosa in una zona critica. \u00abLe dimensioni particolarmente impegnative e la sede della neoplasia hanno rappresentato elementi complessi. Il tumore interessava l&#8217;apice del torace e, attraverso il forame di coniugazione, entrava nel canale spinale comprimendo il midollo, con alto rischio di gravi complicazioni\u00bb spiega Leoncini.<\/p>\n<p>La chiave del successo dell&#8217;intervento \u00e8 stata legata, come necessario in chirurgia, alla pianificazione e alla programmazione.<br \/>\n\u00abL&#8217;intervento \u00e8 stato programmato in due fasi distinte. Durante il primo tempo chirurgico, i neurochirurghi hanno operato in prossimit\u00e0 del midollo spinale, lavorando sotto monitoraggio neurofisiologico continuo per controllare in tempo reale la funzionalit\u00e0 dei nervi. In questa fase \u00e8 stata rimossa la parte del tumore che invadeva il canale vertebrale ed erodeva le prime vertebre toraciche. Al contempo \u00e8 stato necessario stabilizzare la colonna vertebrale per garantire la sicurezza e la stabilit\u00e0 della paziente. Al termine della prima fase la paziente \u00e8 stata trasferita in rianimazione, dove \u00e8 rimasta sedata fino al giorno successivo. Nella seconda fase dell&#8217;intervento sono entrati in azione i chirurghi toracici, che hanno asportato la porzione del tumore estesa all&#8217;interno della cassa toracica, dove aveva, nel tempo, spostato il polmone\u00bb.<\/p>\n<p>La rimozione del tumore \u00e8 stata eseguita con <strong>tecnica mini-invasiva<\/strong>, che ha consentito di limitare l&#8217;aggressivit\u00e0 chirurgica pur mantenendo la massima efficacia. \u00abI benefici di questo approccio sono stati notevoli. Gi\u00e0 il secondo giorno, la paziente \u00e8 stata messa in piedi e ha potuto passeggiare in corsia con l&#8217;ausilio del deambulatore\u00bb.<\/p>\n<h3>Gli anni di guardia in Montallegro<\/h3>\n<p>L&#8217;attitudine a gestire situazioni delicate con professionalit\u00e0 affonda le radici nel passato lavorativo del chirurgo. Correva l&#8217;anno 2000 quando Leoncini, originario della Toscana e arrivato a Genova da poco tempo, ha iniziato a coprire i turni di guardia in Montallegro. \u00abHo fatto il medico di guardia in struttura per un anno e mezzo. Un periodo che mi ha permesso di conoscere molti colleghi, da cui ho imparato nozioni preziose. Da quelli pi\u00f9 anziani, in particolare, ho appreso tanto dal punto di vista della deontologia, del comportamento e dei rapporti fra medici e pazienti\u00bb.<\/p>\n<p>Il ruolo di guardia richiede dedizione totale e un occhio sempre vigile sulle dinamiche del reparto. Chiamato a definire gli elementi essenziali per ricoprire al meglio questo incarico, Leoncini delinea un profilo ben preciso: \u00abPer prima cosa, servono diligenza e tanta attenzione. La competenza \u00e8 ovvia, ma in un contesto come quello di Montallegro bisogna anche avere un&#8217;empatia particolare con il paziente\u00bb.<\/p>\n<p>In quei mesi non sono mancati i momenti in grado di unire il rigore della professione alla dimensione umana, impressi nella memoria del chirurgo. \u00abMi ricordo il turno di Capodanno. Non essendo uno che ama i festeggiamenti, me ne ero fatto carico con piacere. Ho festeggiato la mezzanotte con un flacone di sangue in mano, perch\u00e9 dovevo fare delle trasfusioni, perci\u00f2 al posto della bottiglia avevo il flacone di emazie concentrate. Lo ricordo come un bel momento, condiviso con gli infermieri\u00bb conclude il chirurgo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abGestire interventi complessi richiede basi solide, costruite fin dai primi passi nella professione\u00bb. 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