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Oggi, sistemi innovativi di diagnosi dinamica e risonanza magnetica ad alto campo permettono di mappare ogni singolo millimetro dell&#8217;articolazione, con lo scopo di prevenire i danni prima ancora che si manifestino.<\/p>\n<p>Per misurare l&#8217;evoluzione tecnologica e medica che separa queste due epoche, lo scorso 17 giugno cinque icone della pallanuoto italiana sono entrate in Montallegro. <strong>Eraldo Pizzo<\/strong> (nella foto in apertura), <strong>Massimiliano Ferretti<\/strong>, <strong>Alberto Angelini<\/strong>, <strong>Federico Piccardo<\/strong> e <strong>Carlo Tenderini<\/strong> si sono sottoposti allo stesso protocollo clinico, basato sul sistema Neuralign e sulla risonanza magnetica, <a href=\"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/pallanuoto-e-biomeccanica-da-montallegro-uno-studio-innovativo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">oggi sperimentato per monitorare le spalle dei giocatori in attivit\u00e0 di tre squadre professionistiche<\/a> liguri (Pro Recco, Iren Quinto e Rari Nantes Savona).<\/p>\n<p>Analizzare le articolazioni di chi ha fatto la storia di questo sport, sottoponendo il proprio fisico a carichi di lavoro estremi senza la rete di sicurezza della medicina moderna, fornisce al progetto di ricerca dati dal valore inestimabile. Un confronto tra generazioni che traccia l&#8217;evoluzione della medicina sportiva, dall&#8217;accettazione passiva del trauma fino ai protocolli di prevenzione su misura.<\/p>\n<p>Di seguito, le riflessioni dei cinque campioni raccolte a margine degli esami clinici.<\/p>\n<h3>Eraldo Pizzo e l&#8217;assenza di prevenzione<\/h3>\n<p>Il \u201ccaimano\u201d Eraldo Pizzo &#8211; autentica leggenda della pallanuoto italiana &#8211; ricorda un&#8217;epoca in cui la gestione del trauma era affidata alla resistenza del singolo. \u00abNel 1966 ho sentito un movimento anomalo alla spalla durante i tiri in porta. Ho giocato un anno intero, compresi gli Europei a Utrecht, cercando di nascondere il problema per non far capire agli avversari che non potevo tirare come ero abituato. Poi, un giorno, il dolore \u00e8 sparito da solo. All&#8217;epoca n\u00e9 la societ\u00e0 n\u00e9 la federazione pensavano a visite o a percorsi di recupero\u00bb.<\/p>\n<h3>Alberto Angelini e la normalizzazione del dolore<\/h3>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-8791 size-medium\" src=\"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/06\/angelini-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/06\/angelini-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/06\/angelini.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/>Il concetto di convivenza con le infiammazioni era radicato fin dalle giovanili. Lo racconta Alberto Angelini, tra i pochissimi ad aver vinto il campionato italiano con tre club differenti (Pro Recco, Rari Nantes Savona e Ina Assitalia Roma). \u00abAi nostri tempi l&#8217;infiammazione cronica era la normalit\u00e0 assoluta. Si lavorava col dolore gi\u00e0 in giovane et\u00e0 e gli allenatori consigliavano di allenarsi di pi\u00f9, non di fermarsi. Quando subentrava un infortunio grave &#8211; come le sublussazioni che ho patito a entrambe le spalle &#8211; la soglia del dolore era gi\u00e0 altissima. Si metabolizzava il fastidio come parte integrante della guarigione, affidandosi a percorsi conservativi che richiedevano una pazienza certosina e applicazioni di fisioterapia ogni giorno. Questo mi \u00e8 servito per prolungare la carriera fino a 38 anni\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cinquant&#8217;anni fa, un infortunio alla spalla si curava stringendo i denti e nascondendo il dolore agli avversari per non mostrare [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":8789,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[1205],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8787"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8787"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8787\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8796,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8787\/revisions\/8796"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media\/8789"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8787"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8787"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8787"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}