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Che \u00e8 il posto dove la leggenda vuole sia custodito il <strong>Santo Graal<\/strong>, cio\u00e8 un oggetto al centro delle Crociate, della storia del mondo, dei romanzi esoterici e dai film tratti da quelle storie.<\/p>\n<p>Eppure, la stragrande maggioranza dei genovesi \u2013 certamente non quelli che partecipano ai \u201cMercoled\u00ec della cultura\u201d \u2013 non lo sanno. E qui i casi sono due: o c\u2019\u00e8 uno scrupolo filologico e pu\u00f2 starci perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 la certezza matematica che il Catino sia davvero il Graal e la nostra guida, onestissima, ce lo dice. Oppure, pi\u00f9 probabilmente, c\u2019\u00e8 una genovesit\u00e0 un po\u2019 eccessiva, come quelli che hanno in salotto un Van Gogh o un Caravaggio (ora esagero, ma il concetto \u00e8 quello) e non lo fanno vedere nemmeno agli amici, \u201cperch\u00e9 maniman che poi se ne parla\u2026.\u201d:<\/p>\n<p>Ecco, col Sacro Catino un po\u2019 va cos\u00ec e su questa riservatezza, anche eccessiva, dei genovesi in merito a questo splendido e conservato benissimo oggetto verde, c\u2019\u00e8 addirittura un apposito brano di uno spettacolo dei Bruciabaracche, sacro testo della comicit\u00e0 genovese.<\/p>\n<p>Quindi, anche il nostro ritrovo \u2013 come sempre perfettamente organizzato da Cecilia Fiorentini, che \u00e8 una specie di radar delle presenza \u2013 sembra quasi di quelli paleocristiani: tutti davanti alla Cattedrale e poi in fila indiana arriviamo ai sotterranei medievali, cio\u00e8 la <strong>cripta della Cattedrale di San Lorenzo<\/strong>.<\/p>\n<p>Torniamo un\u2019altra volta a un precedente appuntamento con i Mercoled\u00ec di Villa Montallegro, quello a Palazzo Rosso. Perch\u00e9, qui come l\u00ec, convivono la modernit\u00e0 di<strong> Franco Albini<\/strong> e la grande storia.<\/p>\n<p>In qualche modo \u00e8 come se l\u2019allestimento fosse esso stesso un ulteriore tassello della visita, come se il contesto fosse un elemento integrante del testo, anzi un sottotesto. E, qui, dopo che ho saccheggiato l\u2019opera omnia di Umberto Eco e i suoi insegnamenti semantici, possiamo entrare nella cripta, passando a Dan Brown.<\/p>\n<p>Recitano le guide ufficiali per i turisti che \u201cla rivisitazione degli spazi operata dall\u2019intervento architettonico di Franco Albini nel 1956 rende quello del Tesoro della Cattedrale di Genova un celebre esempio di museografia moderna. Lo spazio, di grande suggestione, si offre come un vero e proprio scrigno di opere di oreficeria e argenteria di epoca medioevale, rinascimentale e barocca\u201d.<\/p>\n<p>Il gioco \u00e8 quello degli spazi geometrici ed esagonali che racchiudono il museo vero e proprio, che poi non \u00e8 nemmeno un vero museo in senso tradizionale, ma quasi un contenitore di oggetti, una vetrina di una boutique della storia pi\u00f9 importante in cui gli oggetti possono essere suddivisi in tre tipologie: le reliquie e i loro contenitori, ovvero i <strong>reliquiari<\/strong>; gli oggetti e le opere connessi alla venerazione nei confronti di <strong>san Giovanni Battista<\/strong>, proclamato patrono di Genova nel 1327, e gli <strong>arredi liturgici<\/strong> realizzati o donati alla cattedrale nel corso dei secoli e funzionali alle pi\u00f9 importanti celebrazioni del culto.<\/p>\n<p>Vederli con la guida di Villa Montallegro \u00e8 un\u2019emozione ulteriore, perch\u00e9 a tratti sembra di essere capitati in una delle mostre di arte contemporanea care a <strong>Francesco Berti Riboli<\/strong> e la pietra che cambia colore &#8211; a seconda dell\u2019illuminazione &#8211; \u00e8 una cosa che gi\u00e0 fa capire che siamo in una situazione un po\u2019 magica, nel senso pi\u00f9 ampio che la parola sa avere.<br \/>\nE poi ci sono oggetti religiosi sbalzati, dove le simbologie sono moltissime e per esempio c\u2019\u00e8 l\u2019Arca processionale del Corpus Domini con le ceneri di San Giovanni Battista.<\/p>\n<p>Ma, ovviamente, arriviamo alla star, che \u00e8 il <strong>Sacro Catino<\/strong>.<br \/>\nPrima ancora di raccontare la leggenda, ci sono le storie legate al restauro e ai rischi connessi allo smantellamento dell\u2019intelaiatura che lo custodiva. Storie quasi incredibili se si considera che, ai tempi di Albini venne portato in giro dall\u2019allora conservatrice del Museo in una busta come quelle del supermercato con una sorta di \u201cbolla di accompagnamento\u201d e senza particolari imballaggi, come se fosse uno di quei piatti dai nomi scandinavi che si comprano all\u2019Ikea. Ma senza nemmeno l\u2019indispensabile kit delle viti, le istruzioni per il montaggio e la soddisfazione di ordinare le classiche polpette svedesi di carne con salsa alla panna alla fine del giro alla ricerca del Sacro Catino.<\/p>\n<p>Insomma, sopravvissuto a tutto questo, il piatto, considerato per secoli di smeraldo, \u00e8 stato realizzato in realt\u00e0 colando del vetro colorato in verde in uno stampo di forma esagonale. E qui torniamo per l\u2019appunto all\u2019onnipresente esagono.<br \/>\nPer tradizione, il Catino \u00e8 ritenuto il Santo Graal, cio\u00e8 il piatto usato da Ges\u00f9 Cristo per consumare l&#8217;agnello pasquale con i discepoli durante l\u2019ultima cena.<br \/>\nIn realt\u00e0 &#8211; spiegano le guide &#8211; \u201csi tratta di un manufatto prodotto nell\u2019<strong>antica Siria<\/strong>, pi\u00f9 credibilmente intorno al primo secolo dopo Cristo (ma la sua datazione \u00e8 discussa) e secondo la maggior parte delle fonti \u00e8 stato portato a Genova da <strong>Guglielmo Embriaco<\/strong> di ritorno dalla conquista di Cesarea nel <strong>1101<\/strong>, ovvero nel periodo della prima Crociata. Nel passato la preziosa reliquia era mostrata in Cattedrale soltanto il primo giorno di Quaresima\u201d.<\/p>\n<p>E, ovviamente &#8211; e anche qui c\u2019\u00e8 una sorta di andamento circolare con precedenti \u201cMercoled\u00ec della cultura\u201d di Villa Montallegro &#8211; appare <strong>Napoleone<\/strong> fra i protagonisti della storia. L\u2019altra volta era successo con lo scippo della<a href=\"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/la-bellezza-senza-tempo-della-bibbia-atlantica\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong> Bibbia Atlantica<\/strong><\/a> da parte delle truppe francesi, figuriamoci se poteva mancare con il Graal, vero o presunto che fosse.<br \/>\nE quindi rieccoci alle solite: \u201cAgli inizi del XIX secolo Napoleone lo fece portare a Parigi, dove venne esaminato scoprendone cos\u00ec la natura vitrea e, probabilmente durante il viaggio di ritorno, nella tratta tra Parigi e Torino, and\u00f2 rotto\u201d. Probabilmente, la sportina era meno adatta di quella utilizzata per il successivo viaggio che vi ho raccontato.<\/p>\n<p>Ma, scherzi a parte, \u00e8 un po\u2019 tutta la storia che ci racconta moltissimo di Genova. E soprattutto di questo angolo di Genova che si affaccia su piazza san Lorenzo. Pensate alla possibilit\u00e0, nell\u2019arco di pochi metri, di ammirare il Graal o comunque ci\u00f2 che di pi\u00f9 vicino pare esserci al Graal e poi di assistere magari a \u201cLa congiura del Fiesco a Genova\u201d di Schiller, che venne allestita proprio qui, nei luoghi e nei tempi della storia reale.<\/p>\n<p>E poi, per chi avesse voglia di allungare verso piazza Matteotti c\u2019\u00e8 pure il Rubens della chiesa del Ges\u00f9\u2026<\/p>\n<p>Cos\u00ec, per dire cos\u2019\u00e8 Genova in cento metri.<\/p>\n<p><em>\u00a9 ph: Sylvain Billet &#8211; Picture of Sacro Catino (Cattedrale di San Lorenzo, Italia) &#8211; Wikipedia<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi trova Villa Montallegro e chi trova i \u201cMercoled\u00ec (e non solo) della cultura\u201d trova un tesoro. 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