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E mai espressione fu pi\u00f9 adatta a raccontare questa storia.<\/p>\n<p>Si parte da un bacio, quello che abbiamo visto in questi mesi in giro per Genova per raccontare la mostra di Palazzo della Meridiana dedicata a <strong>Robert Doisneau<\/strong>. Per la precisione \u201c<strong>Le baiser de l\u2019H\u00f4tel de Ville<\/strong>\u201d, una delle immagini pi\u00f9 celebri dell\u2019iconografia sui baci, ma a mio parere \u00e8 solo la punta di un iceberg di una mostra che ho trovato davvero bellissima.<\/p>\n<p>Non ci si ferma al valore fotografico della mostra, ma anche in un vero e proprio <strong>giro di Parigi in ottanta fotografie<\/strong>, che permette quasi di \u201crespirare\u201d i profumi e i sapori di Parigi e dei parigini, comprese le fornaie che dicono con sufficienza \u201c<em>ensuite<\/em>\u201d ai clienti meno eleganti, riservando il loro preziosissimo \u201c<em>bonjour madame<\/em>\u201d solo alle signore pi\u00f9 fascinose ed eleganti. Per carit\u00e0, fossimo a Roma alle stesse sarebbero giustamente riservate passatoie rosse di velluto e le stesse si prenderebbero gioiose botte di \u201cdottoressa\u201d persino al momento di ordinare mezz\u2019etto di pizza bianca, ma si sa, i parigini sono i parigini.<\/p>\n<p>Eppure, la mostra di Doisneau \u00e8 un modo perfetto di conoscere la capitale francese e i suoi abitanti, presentandoli sotto una veste che mette insieme varie caratteristiche, dal romanticismo all\u2019ironia, dal fascino della Ville Lumi\u00e8re alla personalit\u00e0 dei protagonisti di queste storie, che emerge dalle fotografie, come se Doisneau fosse riuscito a rubare l\u2019anima ai soggetti che fotografava.<\/p>\n<p>E cos\u00ec potrei anche raccontarvele tutte e ottanta, ciascuna con il suo racconto di storie, a partire da quelle dei <strong>bambini<\/strong> che sono una caratteristica peculiare dello sguardo del fotografo francese che, qualche volta, sembra proprio uno di loro, un eterno bambino. Penso, ad esempio, alle immagini degli alunni sui banchi di scuola che attendono con ansia la ricreazione o del ragazzino pi\u00f9 monello il cui sguardo \u00e8 messo a confronto con quello che \u00e8 chiaramente un secchione e i due sono quasi un gioco di luci ed ombre, non solo nel bianco e nero della fotografia, ma anche nei caratteri.<\/p>\n<p>Un\u2019altra foto bellissima, che racconta proprio una caratteristica parigina \u00e8 quella dei bimbi che attraversano la strada, ma lo fanno tirandosi per la maglia, un po\u2019 come quando Pablo Montero nella Juventus di Moggi si aggrappava alle magliette degli attaccanti avversari, ma il conseguente rigore non veniva praticamente mai fischiato, cos\u00ec come il cartellino rosso era un\u2019ipotesi, un caso di daltonismo cronico.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, vedete, il bello di questa mostra \u00e8 proprio fotografare in pieno la vita quotidiana di Parigi, quella che pu\u00f2 raccontare bene solo chi ha vissuto la capitale francese, dall\u2019identificazione di una persona che nasce dalla domanda: \u00abIn che arrondissement vivi?\u00bb e, a seconda della risposta, che \u00e8 un numero, a volte secco, si capisce immediatamente con chi si ha a che fare, quali sono le sue caratteristiche sociali, culturali, in qualche modo antropologiche.<\/p>\n<p>Tutto questo si respira perfettamente dalle fotografie e, a tratti, ti aspetteresti di vedere spuntare una polizza assicurativa che spiega che, quando si imbocca l\u2019Arco di Trionfo, in una sorta di roulette russa degli incidenti, scatta un accordo fra compagnie che prevede che ognuno si paghi le proprie spese, essendo troppo complicato individuare i responsabili degli incidenti. Insomma, per guidare l\u00ec ci vuole un fisico bestiale. E, effettivamente, tutti coloro che conosco che passavano regolarmente di l\u00ec ce l\u2019hanno.<\/p>\n<p>E poi <strong>baci bellissimi<\/strong>, ancora pi\u00f9 significativi di quello sui manifesti. Per quanto ne esempio quello che si danno due innamorati su un carretto-bicicletta, splendido che sembra uno di quelli che si incontrano ancor oggi nel Sud Italia, con lei che sbuca con il grembiule da uno degli sportelli del ghiaccio.<\/p>\n<p>Oppure, ancora, il bacio che si scambiano due innamorati in corsa. Ed \u00e8 vero che la fotografia \u00e8 venuta mossa, ma \u00e8 splendidamente mossa, come se ci fosse una legge della fisica per cui lo scatto viene meglio con la velocit\u00e0 e la passione dei due innamorati, che si somma alla legge della chimica che si legge nei loro sguardi e nelle loro labbra.<\/p>\n<p>Ecco, dalla mostra di Doisneau emerge una sorta di legge universale dell\u2019amore, per cui l\u2019intesa fra due persone nasce dall\u2019intensit\u00e0 del loro bacio, dal modo in cui si incrociano e quasi si mangiano reciprocamente le labbra, anche intuendo le lingue che si sfiorano e si assaggiano.<\/p>\n<p>Poi, per l\u2019appunto, c\u2019\u00e8 l<strong>\u2019ironia<\/strong>, che \u00e8 una straordinaria chiave di lettura per leggere le fotografie della mostra, come una intitolata \u201cLo sguardo obliquo\u201d. Piccola parentesi: ovviamente tutti i titoli e le frasi sono tradotte dal francese, che \u00e8 la lingua ufficiale di Doisneau e della mostra, esattamente come lo \u00e8 di Roland Garros, dove la parit\u00e0, <em>deuce<\/em> nel resto del mondo, \u00e8 chiamata dai giudici di sedia \u201c<em>egalit\u00e8<\/em>\u201d e il tie break ha l\u2019appellativo di \u201c<em>jeu decisif<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Insomma in questo sguardo obliquo c\u2019\u00e8 una figura procace all\u2019interno di una vetrina dove sono esposti anche i \u201cnormali\u201d prodotti. Una coppia di sposi di mezza et\u00e0 passa davanti al negozio ed \u00e8 bellissimo seguire il gioco degli sguardi dei due. La signora, come tutte le signore, guarda la vetrina. Lui, quasi di sottecchi, ovviamente guarda il resto della mercanzia. E il fotografo lo coglie perfettamente, in una fotografia che \u00e8 un intero romanzo, quasi la filmografia completa di Pietro Germi.<\/p>\n<p>E poi ci sono immagini come quello del portone a forma di mostro, che sembra preso pari pari da Bomarzo, ma anzich\u00e9 con i sapori etruschi e della Tuscia della provincia di Viterbo, quindi con profumi della gita fuori porta, con i colori del bianco e nero parigino, splendido ossimoro.<\/p>\n<p>Oppure le foto di gruppo, come cori di tragedie greche o di opere liriche. Ma opere magari non buffe, ma comunque contraddistinte sempre da un sorriso, da uno sguardo obliquo anch\u2019esso.<\/p>\n<p>Dal piacere di un bacio.<br \/>\nSul manifesto, sui pannelli delle foto e anche all\u2019uscita, perch\u00e9 \u00e8 impossibile non cercare le labbra di chi ami quando esci da questa mostra.<\/p>\n<p><strong>E saranno baci con il sorriso.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si pu\u00f2 vedere una mostra e innamorarsi? 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